L’errore di Bergoglio sul “Padre nostro”.

A Roma una volta si andava al “macello” vicino alla Piramide se ben ricordo a mangiare la coda alla vaccinara. E così nel ricordo romano si sperimentava  quella cucina e la gustosa pietanza girando nelle macellerie per il pezzo di coda.

Oggi non ci sono macellerie che tengano di fronte alla grande “macelleria” umana gestita da terroristi e periodicamente da pazzoidi americani dal grilletto facile. Non parliamo dei “capi” che seminano odio e guerre in tutto il mondo.

Di fronte a questo spettacolo i più deboli pensano male , non al Diavolo ma a Dio: possibile che l’onnisciente e onnipotente non ferma tale carneficina ? La filosofia non è di tutti e c’è chi   non conosce la discussione sul libero arbitrio,  e pensa che sia proprio Lui a volerla non impedendola o, magari per altri, seminando   castighi.

Tutto è dovuto però a tale dubbio(che sia proprio Lui a volere questa ed altro male) se la fede del cristiano vacilla. Quel dubbio è in agguato e se persiste è pronto a minarla, la fede, fino a sradicarla   facendoci dimenticare perfino delle nostre madr che ci hanno insegnato e tramandato quella preghiera..

E’ perciò ciò  la preghiera si rivolge proprio a Lui perché  ci aiuti a non avere dubbi proprio su di Lui e quindi sulla nostra fede.

Postilla: al nostro scritto   “Analisi dell’ ‘ineffabile’ Padre Nostro” (Castrovillari, agosto 2017) ., proposta da   noi  anzitempo.

Quindi non si tratta né di cattiva traduzione del passo (“e non ci indurre in tentazione”)  come vorrebbe oggi  il nostro  Papa ( che invitiamo a leggere il nostro scritto appena su menzionato) né della  esegesi proposta da Camilleri  né tanto meno di una tradizione millenaria da non abbandonare sic et simpliciter (ciò si  legge  in Camilleri e  Camillo Langone  in ” il Giornale” di oggi, p.13).

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