28. dalla VITA INVENTATA (pezzo dedicato agli scrittori E. Coccia e F. Boero)

28-La VITA INVENTATA (*)dai veri sentimenti

ESORTAZIONE, così come viene:

ad amare tra i viventi

gli animali e le piante e

a rinnegare quel mondo

                       degli umani

che, oltre a deturparne

                      il sembiante

ha in epoca moderna soprattutto

contribuito a ridestare

il vecchio egoismo umano

che “non sa amare per gli altri”

ignorando o, peggio ancora, facendo finta di non sapere

nulla della meravigliosa

                     VITA IN COMUNE

che informava di se il primigenio universo.

(* )E’ il titolo di un saggio sui generis, composto di parole e immagini .Il pezzo è dedicato all’iniziativa “Libri in festa”. che si svolge a Porto Cesareo e si concluderà il g. 19 agosto con la presentazione del libro di Ferdinando Boero sul perchè i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine.Libro che è il gemello filosofico di quello di  Emanuele Coccia, La vita delle piante, Il Mulino,2018.

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Io e loro

Gatta amore mio
Viva i gatti

Non pensavo di essere in un libro e, per giunta, in un bel libro .

In genere di certe persone ( come per es. il Vs Autore) che sono state “attenzionate” dai media come si fa con una bella donna e che hanno comunque  lasciato tracce di se ( e comunque non è finita: aspettatevene una  (parlo di pubblicazioni) grossa  quanto una casa, si parla nel  bene  e nel male, anzi quasi sempre in questi ultimi termini.: di  libelli famosi  sono particolarmente esperti i giornalisti televisivi.

Ma , questa volta, gli encomi non si contano: sono così tra quelli “essenzialmente refrattari al matrimonio” ( veramente da libertino ci sono caduto due violte) e “fanatici nel curare il loro aspetto” (non sono andato mai i jeans a tenere la lectio all’Università) e poi ( questo è vero, con le donne sono esigente perché goloso) “avidi di carezze, passionali e disponibili, leggiadri e docili, scambiala notte con il giorno e scandalizzano le persone  rispettabili con il rumore delle loro orge” (filmando – questo lo dico io- ogni gesto naturalmente sensuale). Bisogno di calore e carezze manipolatrici sono di loro femmine.E sono molto apprezzate dai maschi. Sono tutti , tra l’altro, ”incapaci di fare il minimo sforzo quando si tratta di qualcosa che li ripugna” (nel senso che vivoo  la vita stoicamente) ma 2sono instancabili quando si tratta del loro piacere di giocare (facendo) sesso., amanti della notte” ( un giornalista titolava infatti “ Le notti di Ezio”) .

E tante altre loro caratteristiche. Ma chi sono “loro” di cui non ho pronunciato ancorai il nome. Tra Castrovillari e Roma in pulman avevo scoperto che ero  libro che leggevo e che vi consiglio di leggere uomi ni o donne, queste ultime per scoprirsi  magari gatte come la Duval di Baudelaire o la la Nanà di Zola,

Il bel libro è quello di Katharine M. Rogersi intitolato appunto   “il gatto” ripubblicato da “animalia nottetempo”.

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Dante e il castello di Gradara

DANTE e il castello di Gradara

Gradara è il luogo dove secondo la tradizione si consumò il femminicidio e l’omicidio degli amanti per antonomasia dell’inferno dantesco. Ma anche il  luogo dove era nato l’amore.

Meritavano il secondo cerchio di quest’ultimo? Insomma cosa pensava Dante dell’amore “di questo desiderio dell’altra  e dell’altro che ci salva la vita”?  E di cui  Dante aveva piena consapevolezza (e v. su ciò  Franco Nembrini, Dante, poeta del desiderio, Ed. Itaca, 2011 e successive ristampe,  fino alle pp. 28.29 e soprattutto quest’ ultime).

Ma è la ragione che fa prevalere Dante? La condanna all’Inferno ne sarebbe testimonianza (il libro indugia su ciò e l’A. sembra  la pensi allo stesso modo: pag.149).Vecchia questione  affrontata da tutti  i  dantisti (soprattutto da Malato a Giovanni Reggio) e dall’”esperto “, ma ci sono anche quelli come Dante  che restano “bestie” abbagliati dall’aspetto fisico della donna ,Come fu per Francesca e Paolo ,qui  il desiderio è macroscopicamente carnale.E Dante, il poeta,  sembra addirittura cambiare  poetica  stilovistica. E c’ è un fatto importante : l’assassino. Il marito di Francesca, l’autore del  femminicidio induce, nella contemporaneità tragica dell’oggi, a dire che c’è anche una RAGIONE  che dovrebbe prevalere  sull’istintività del desiderio di uccidere e di vendicare i tradimenti. Di ciò sembra anche  degna di considerazione   la ferma condanna  dell’assassinio di Francesca  da parte della stessa assassinata: il modo , la bestialità (questa sì)  dell’’istintività che non ha dato possibilità di riscatto al pentimento eventuale e al perdono. Nella  nostra rappresentazione del Paradiso è lì che avremmo  posto gli amanti (ad indicarci la strada della vita) lasciando  nella zona “Caina”, la peggiore di questo sito nell’immaginari dantesco, il solo assassino.

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Letture dei classici ; Vale la pena?

Con Dostoevskil (Delitto e castigo) si pubblica a più di cent’anni  (1881) dalla sua morte il romanzo dello scrittore russo ; l’uomo che voleva conoscere l'”uomo” , il più “sobillatore”  delle “coscienze” dello stesso uomo che sopravvive al “mistero” ch’Egli voleva svelare. Basterà l’iniziativa  della Garzanti (per Centauria 2017) a svegliare le coscienze di oggi? Immerse, come esse  sono, in un mare di delitti senza castigo?

Altro che Tribunali  e bagni penali siberiani  meriterebbero! Perché in loro non c’è pentimento alla stessa guisa dei personaggi  dostoevkiani che però avvertivano  in loro il risveglio dell’orgoglio che sopravviveva alle ingiustizie. Certo che, ad addentrarsi nell’abisso dell’animo umano non basterà  il ritorno  a  tali letture per chi le farà. E la  dotta guida  a tale lettura di Fausto Malcovati, che cura l’Introduzione (VII-XXXVIII) al volume , certamente non aiuterà al risveglio di quelle coscienze che lo studio  del pensatore russo forse  forse si proponeva; in un contesto di miseria disarmante ( v. il $ La città dell’anima di p.XXXI di detta Introduzione) poteva anche succedere; ed oggi è purtroppo lo stesso: non ci manca nulla e pure ci manca tutto! Ma, cos’è questo tutto?

L’ingiusto massacro di tanta gente  per le tante guerre sparse per il mondo e la tragica sequela di sofferenze per i  sopravvissuti non toccherà i loro cuori.

Incartonati nella storia sopravvivranno ad una storia  che non accenna a migliorare e che purtroppo non è il “brutto sogno” di Raskòlnikov

——————–.

SEGUE

Ci vorrebbero  tante Sonja, una per ogni Raskòlnikov che come ai tempi d’oggi non riesce a trovare ragioni di un suo pentimento. . Ma bisognerà aspettate il 2919 e chi ha tempo aspetti.Lazzaro non risorge ogni giorno.

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BALLETTI in rosa per San Benedetto da Norcia

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Il disastro dopo il terremoto

non è agiografia dire bene di questo Santo ricordato non solo per  i Natali a Norcia, la bella e gustosa Norcia ante, quando splendeva  la sua Cattedrale con la bella facciata la sola rimasta  in piedi dopo il disastro.

E le sue belle stradine con tanti “oggetti” mangerecci: era tutta una “norcinerìa” anche con i coglioni del mulo.

E poi, ricordatevi, il breve tragitto da lì a Cascia, altra località dove nell’austerità de palazzi  si respira l’aria meravigliosa  ed “impossibile” altrove  della Santa.

E che c’è di più?

Ci sarebbe da dire tanto attorno alla mobilizzazione della materia! Lo sapevate che a questa santa Rita tutto era  possibile? come fa cogliere un fico in  pieno inverno o far sparire dalla mia auto oggetti.( Ricordi la vana ricerca ? non c’era più e non si è mai trovata: cosa?  non   ve lo dico).

Ma torniamo al nostro Santo di Norcia .Che neppure sette (dico sette) giovani donne nude e danzanti per Lui  lo distolsero dai suoi propositi di affermare le regole del  suo monachesimo. Fu invidia  dei suoi confratelli  a cercare in tutti i modi di fermarlo e  l’allestimento nel  chiuso del giardino conventuale di quel ricco  spoglairello non potè nulla :.E v.ne la storia rievocata da Indro Montanelli  e Robertp  Gervaso in  “Stori d’Italia,  vol. I , Rizzol-Corriere della sera, 2913, p.227).

E ora , pardon! la boutade che non s’addice e chiedo scusa: non è vero che basta un pelo di donna a tirare più di un paio di buoi. Con san Benedetto non ne bastarono tanti di settee donne! Immaginate… un pò, una vera  boscaglia da attraversare ginocchioni e con la spada  sguainata.

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Perché Scrivo

el-nudo-come-david-di-michelangelo-foto-per-il-romnzo-di-alicecap-per-nuovo-profilo-foto-da-mattrimonio-di-cristina-e-micheleIo , El-Cap, sono la Storia di me stesso e scrivo per raccontarvela. Perché resti memoria della stessa rigenerantesi in voi (fosse così! è l’augurio che Vi faccio) lettori. Una memoria che crei sensazioni  piacevoli com’ è stata per me e lo è ancora  l’esperienza  vissuta  e  che non è una  “somma di cazzate” come lo è per  Nadia  Terranova.,(riprendendo da Internet)  ma una “somma” di “cose”(v.) nell’universo-donna..

Semmai una somma di parole che hanno sedotto tante di loro facili alle illusioni com’è nella natura umana e in specie in  quella femminile: e abbiamo sognato assieme pensando che il mondo non finisse. Esso   ch’era “fatto di parole”.., (riassumendo da Malerba (nella ricostruzione del  suo “non-pensiero” fattane da Eugenio  Ragni  e Toni Iermano, Srittori dell’ultimo Novecento, in  Storia della letteratura italiana diretta da E. Malato  nell’ediz. Corriere della Sera, 2016, p.106 sul punto); esse però restano per la “memoria” perché non scritte “per saper cosa penso” come lo fu  lo scrivere per  Luigi Malerba.

Immergersi nel mondo della “fatticità” e quindi della sua memoria: e qui si recupera l’intelligente lettura  della vita di Malerba e del suo pensiero; è “far vivere attraverso le parole” Aggiungendosi  sapientemente che però ”è anche vergogna” perché è restare comunque condizionati a taluni vincoli. Ed è grave che la “ceatività” ( degli AA, citt., op.cit. p.1062) li subisca  quei condizionamenti quando essi sono purtroppo frutto,per così dire, delle èlites di potere i cui messaggi “ attentano alla libera natura “ e, tra questi  aggiungiamo noi, l’aver dimenticato Prassitele(V. sec. a. C.) che per primo denudò le statue alla vista del pubblico. E perché oggi, ancora, vittime della “moda “ e del “pensare corto”, (parole di Malerba) non si ha il coraggio di togliere le braghe  all’uomo? dimenticando per sempre quel tal pittore di Volterra a cui una  delle “èlites” ordina di offendere la creatività di Michelangelo  Come noi ci dilettiamo di fronte al nudo femminile lo stesso dovrebbe accadere per le donne, già protagoniste del domani e l’dell’egualitarismo di oggi, loro spettante e, giustamente.

Ecco, allora, menber vostrum.

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….e Cavallone va in letteratura

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Mi son detto che libro è questo se ad ogni  raccontino ( non lo dico per disprezzo) potrei  aggiungere  io  una cosetta: per es.al  primo che s’intitola “La dolce procedura”—quale; e al secondo dal titolo” Il tocco magico”: tanti!..!- al plurale. E così ho capito da “Filosofo della sessualità” che non c’era trippa per i gatti Ma ho continuato a leggere .Come si fa a dimenticare i bei tempi dell’Università in via Festa del perdono, quando entrambi giovani e quasi coetanei, l’uno faceva l’assistente di Giacomo Delitala e Lui, il collega Bruno del processualista Enrico Tullio Liebman, troppo ingessato per i miei gusti; e così  facendo ritorno al libro dellì’amico  “La borsa di miss Flite”(Adelphi, 2016) mi sono data una siegazione.Il compianto  prof.Liebman non solo non avrebbe mai frugatio nella “borsa” di una ragazza  ma non l’avrebbe neanche guardata di traverso. I Maestri comunque ce li scegliamo e il prof.Delitala che mi apprezzava tanto da prendermi sottobraccio aveva  a stento e con la massima riservatezza chiuso una partita con un bel “tocco magico”, sua giovane segretaria.

Ma ci sono in questi libro “fantasmagorico” ache li immagini correlate ai processi che si raccontano: allora non esisteva ancora la parola “privacy” e così i vecchioni  nei quadri di Andrea Vaccaro e Alessandro Allori (Figure 30 e 31 ) potevano impunemente trastullarsi la vista (almeno questa!) con la bella Susanna, alla anch’io memore di Lei in carne e pelo, ho dedicato una voce  del mio Dizionario filosofico in cerca di un Editore con le palle che non si scandalizzerà  dei miei nudi.

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LA “smielatura” DEL FICO

FICO DA SMIELARE va a SMIELATURA DEL FICO SUL Blog

SMIELATURA DEL “fico”

  1. Una lectio brevis di sexbotanica come apertura al parallelismo. -2. La forza semantica della sineddoche e la poetica di Petrarca sull‘ineffabile.-3. La rappresentazione iconografica dei “nostri frutti” e il ritorno alla pianta che li produce. -4(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzarese, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, Dizionario del dialetto di Castrovillari, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.
    1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

    . Che si osanna solo in momenti particolari come quello della smielatura.

  1. Il fico, frutto dolcissimo da gustare (parliamo , ovviamente di quello fresco, da luglio ad agosto) in ogni momento e a pranzo con prosciutto crudo, ma soprattutto al mattino a colazione con   thè e due fette biscottate, ha una sua pagina di sexbotanica. Che cerchiamo di  illustrare alla meglio (Da Inf. Internet)

.Ed infatti c’è un fico maschio  (parliamo ora della pianta) che viene chiamato  “caprifico” che produce frutti non commestibili  e non dolci; epperò produce il polline. Si può forse palare di  fico ermafrodito con parti maschili  ( torniamo al frutto con produzione, appunto, di polline ) e parti femminili ma sterili. Ma attenzione, qui la parte femmina gioca il suo ruolo  importante con l’ausilio (necessario, com’è evidente) di una microvespa ( o piccolo insetto di pochi millimetri  come un moscerino) detta “Blastophaga psenes” che vive  negli ovari modificati in “galle”. Questa parte femminile è però sterile mentre la parte maschile a causa della “vespa” ( leggi cazzo) svolge la sua funzione maschile producendo  il polline che sarà trasportato dalla” vespa” che ha allevato sul fico femmina. Che è il fico (continuiamo   per il momento a chiamarlo così) vero. Esso frutto non solo è commestibile ma molto dolce e gustosissimo  anche nei semi (botanicamente “acheni”  piccolini granellini del frutto)  pe le  nostre papille linguali. Tanto che c’è da chiedersi  come mai l’organo genitale femminile si chiami fica Ed è tutto spiegato pensando che in Calabria il frutto,  di cui stiamo parlando,  dell’albero  del  fico si chiama “fica” e non “fico”(come mela per l’albero del melo e così via).

  1. Ma la ricchezza del termine nel dialetto calabrese (e anche siculo) sta a significare il tutto e da una singola parte si arriva alla concezione della donna, senza la quale parte,  LEI non è. E figa diventa sinonimo di donna e gran figa di donna da chiavare. Il sesso prorompe dalla parola e basta nominarla  perché nell’uomo-maschio si abbia un sussulto e la parola scompare (non si hanno più parole per dire di Lei figa-donna .E cosi si spiega la nascita anche della parola (ma che dico!)” ineffabile” (dalla radice del verbo  greco femì (fa ep er e re): che, cioè, non si può descrivere a parole .Una cosa, sì, una cosa reale ma che le parole non servono più e la filosofia diventa sesso. Così come nel linguaggio la forza semantica della sineddoche fa si che il frutto “fica” diventi il genere che sta per tutti i frutti che solo Lei incarna..

Francesco Petrarca ne era sicuramente consapevole se fonda la sua poetica su cio che non si può esprimere a parole, appunto l’ineffabile. La vista, la sola vista di Laura era per Lui paralizzante. L’impatto è così descritto dal Poeta: Più volte incominciai a scriver  versi/ ma la penna  e la mano e l’intelletto/ rimaser vinti nel primier impattoC’è uno degli studiosi del Petrarca che considera “mirabolanti gli effetti che Laura provoca sull’agens la paralisi della mano e dell’intelletto (così Marco Ariani nel saggio monografico su Francesco Petrarca in AA:VV: Verso l’Umanesimo (p.694), vol. sul Trecento della Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato, Salerno Editrice edz, per il Corriere della sera, 2016, p.694). E’ oggi ancora l’inefficienza del mezzo tecnico  (a quei tempi la scrittura e oggi ancora la stessa  sola parola) lamentata dal Petrarca a rendere ciò che resta di ”invisibile” nella donna ancorchè tutta nuda .E tutta fin nel vestibolo vaginale  come le Foto documentano.

3.Eppure non on resta che la rappresentazione iconografica   di quei frutti  dei quali ognuno rappresenta lo stesso  genere. Si ritorna così alla pianta e ci sovviene ancora una volta la lingua calabrese: con la troppa (termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario

(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzare, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, izionario del dialetto di Castrovillar, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.

E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.

  1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

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Cultura della morte, segno dei nostri tempi

  1.  MEDIAZIONE DEL CORPO: il “logos” per chi comprende appieno questo linguaggio è qualcosa di indispensabile anche alla sessualità. E’ necessario però che duri la “mediazione” del corpo con le sue sensazioni.:” sentire e non pensare”, mutuando alla rovescia dal Foscolo (col quale il Vs Autore ha idealmente condiviso gli amori per le signore o mogli degli altri) che così riassumeva un suo periodo in cui aveva, a suo dire, “moltissimo sentito e poco pensato” (sul punto, evidenziato da Giuseppe Nicoletti nel suo studio monografico su Ugo Foscolo (Salerno ed. 2006, ora ripubblicato nella Storia della letteratura italiana, vol. 11, ediz. Corriere della sera, 2016, p.91).Problemi in parte di oggi, rispolverati  da efferati omicidi (col proposito di vedere l’effetto che fa vedere morire un” altro” da se) che sono l’espressione del nulla ( non si sente e non si pensa) della società attuale, quindi più difficili da analizzare per trarre a lezione odierna quella che Foscolo additava, allora come  lezione salutare a “suscitare  generosi sentimenti”, additandola nella classicità  di una poetica la cui funzione, si illudeva purtroppo, non sarebbe tardata a rinnovare la “vita  civile e politica di una nazione” (più o meno così in Nicoletti , op. cit.,p.92 sg., senza i riff. attuali espressi dal Vs Autore). Che così riprende, surrettiziamente, il discorso sulla funzione del “Logos” nella sessualità  (v. la nostra voce “Logos del corpo”, n. 1065) che rigenera e apre alla “gioia del vivere”  e non ai sentimenti di morte aiutando a far amare  educando – questo il compito dei pedagoghi che non ci sono nelle nostre scuole e Università – le nuove generazioni a quella cultura della vita e non della morte a cui aveva fatto  rif. più volte l’inascoltata voce di Giovanni Paolo II.

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