semplicità in cucina come in amore

broccoli-calabresi-e-ditalini-granoroSEMPLICITA’ IN CUCINA COME IN AMORE

Oggi sono al centro dell’ attenzione  i  “canneroni  Granoro”  n. 21 che sono come ditalini  un pò storti sì da fare le pareti come vuole Lei, E poi  trionfano nella cucina d’oggi i broccoli calabresi. belli (sì, per Lei che se ne intende) e buoni (questo dipende da noi). Ed eccovi la ricetta:

Tolto da quel ciuffo  di verde che l’avvolge,  il “brocolo” si fa  bollire ( proprio così) non tanto, però., da fargli perdere consistenza.

Frattanto si versa in padella olio q.b. e aglio a mezzi spicchi. Un minutino e si versa in questa il broccolo tagliato a pezzi  (cattiverie delle donne che però lo recuperano). Intanto si fa bollire  l’acqua per poi versarvi   quelle specie di ditalini pronti a cuocere (fanno presto in 8 minuti, “avoglia”!).

Dimenticavo la cosa importante: nella padella dove si fanno andare i broccoli un peperoncino spezzettato e piccantissimo ci vuole  (se no che cucina calabrese, è questa). Poi  si uniscono ditalini e broccoli che non ce la fanno più a stare  separati. E la festa comincia! Pecorino di Crotone  e vino di Cirò, ovviamente rosso come il sangue che bolle nelle vene d’un calabrese.

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LA “smielatura” DEL FICO

FICO DA SMIELARE va a SMIELATURA DEL FICO SUL Blog

SMIELATURA DEL “fico”

  1. Una lectio brevis di sexbotanica come apertura al parallelismo. -2. La forza semantica della sineddoche e la poetica di Petrarca sull‘ineffabile.-3. La rappresentazione iconografica dei “nostri frutti” e il ritorno alla pianta che li produce. -4(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzarese, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, Dizionario del dialetto di Castrovillari, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.
    1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

    . Che si osanna solo in momenti particolari come quello della smielatura.

  1. Il fico, frutto dolcissimo da gustare (parliamo , ovviamente di quello fresco, da luglio ad agosto) in ogni momento e a pranzo con prosciutto crudo, ma soprattutto al mattino a colazione con   thè e due fette biscottate, ha una sua pagina di sexbotanica. Che cerchiamo di  illustrare alla meglio (Da Inf. Internet)

.Ed infatti c’è un fico maschio  (parliamo ora della pianta) che viene chiamato  “caprifico” che produce frutti non commestibili  e non dolci; epperò produce il polline. Si può forse palare di  fico ermafrodito con parti maschili  ( torniamo al frutto con produzione, appunto, di polline ) e parti femminili ma sterili. Ma attenzione, qui la parte femmina gioca il suo ruolo  importante con l’ausilio (necessario, com’è evidente) di una microvespa ( o piccolo insetto di pochi millimetri  come un moscerino) detta “Blastophaga psenes” che vive  negli ovari modificati in “galle”. Questa parte femminile è però sterile mentre la parte maschile a causa della “vespa” ( leggi cazzo) svolge la sua funzione maschile producendo  il polline che sarà trasportato dalla” vespa” che ha allevato sul fico femmina. Che è il fico (continuiamo   per il momento a chiamarlo così) vero. Esso frutto non solo è commestibile ma molto dolce e gustosissimo  anche nei semi (botanicamente “acheni”  piccolini granellini del frutto)  pe le  nostre papille linguali. Tanto che c’è da chiedersi  come mai l’organo genitale femminile si chiami fica Ed è tutto spiegato pensando che in Calabria il frutto,  di cui stiamo parlando,  dell’albero  del  fico si chiama “fica” e non “fico”(come mela per l’albero del melo e così via).

  1. Ma la ricchezza del termine nel dialetto calabrese (e anche siculo) sta a significare il tutto e da una singola parte si arriva alla concezione della donna, senza la quale parte,  LEI non è. E figa diventa sinonimo di donna e gran figa di donna da chiavare. Il sesso prorompe dalla parola e basta nominarla  perché nell’uomo-maschio si abbia un sussulto e la parola scompare (non si hanno più parole per dire di Lei figa-donna .E cosi si spiega la nascita anche della parola (ma che dico!)” ineffabile” (dalla radice del verbo  greco femì (fa ep er e re): che, cioè, non si può descrivere a parole .Una cosa, sì, una cosa reale ma che le parole non servono più e la filosofia diventa sesso. Così come nel linguaggio la forza semantica della sineddoche fa si che il frutto “fica” diventi il genere che sta per tutti i frutti che solo Lei incarna..

Francesco Petrarca ne era sicuramente consapevole se fonda la sua poetica su cio che non si può esprimere a parole, appunto l’ineffabile. La vista, la sola vista di Laura era per Lui paralizzante. L’impatto è così descritto dal Poeta: Più volte incominciai a scriver  versi/ ma la penna  e la mano e l’intelletto/ rimaser vinti nel primier impattoC’è uno degli studiosi del Petrarca che considera “mirabolanti gli effetti che Laura provoca sull’agens la paralisi della mano e dell’intelletto (così Marco Ariani nel saggio monografico su Francesco Petrarca in AA:VV: Verso l’Umanesimo (p.694), vol. sul Trecento della Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato, Salerno Editrice edz, per il Corriere della sera, 2016, p.694). E’ oggi ancora l’inefficienza del mezzo tecnico  (a quei tempi la scrittura e oggi ancora la stessa  sola parola) lamentata dal Petrarca a rendere ciò che resta di ”invisibile” nella donna ancorchè tutta nuda .E tutta fin nel vestibolo vaginale  come le Foto documentano.

3.Eppure non on resta che la rappresentazione iconografica   di quei frutti  dei quali ognuno rappresenta lo stesso  genere. Si ritorna così alla pianta e ci sovviene ancora una volta la lingua calabrese: con la troppa (termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario

(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzare, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, izionario del dialetto di Castrovillar, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.

E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.

  1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

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CUCINA solo per gli stomaci e.. cultura

1Ossi “buchi” ; il piatto da me preferito /ovviamente) e col zafferano! (v. il Mattarel, rist. a Milano) anche se Guarnaschelli lo consiglia semplice.(p.247 s.)Ma l’appunto, questo sì!: inutilmente ho cercato nell'”Età del lardo” (p.17- 31 del bel libro del G., La cucina dei milanesi, rist. 2016 con pref. di Augias) il vero “lardo”. che è solo quello….E ..poi tante notizie storiche; ma, assicuriamo l’A., che non guastano in un’epoca in cui si sanno inventare o copiare solo ricette.

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