Dagli amanti in comune al rapporto virtuale con la figlia dell’amante

Le F. della fotografa Rania Matar che qui vedete, tratta da ”Domenica” di la Repubblica  del l’ 11. 1. 2019, relativa ad uno studio-ricerca di un team di sociologi dell’Università dell’Ohio , di cui parla la giornalista Rita Balestrero nell’articolo “La madre di tutti gli amori” che l’accompagna , sul tema di una possibile discendenza,  per cosi dire  ereditaria, dall’esempio che la madre da alle figliole

adolescenti in fatto di amanti, mi suggerisce in specie per la “somiglianza” fra  l’ancor giovane madre e la giovanissima, l’adoleescente figlia, che la F. documenta, di pubblicare   due racconti  che traggo da un mio libro intitolato “AGENDA  ILLEGALE- Una al giorno”  di prossima pubblicazione che vi prego di prenotare sin d’ora telefonando al n. 339.73.55.644 o contattandomi all’emai : profcapizzano@libero.it

e che sono rispettivamente il n.1 (Amanti in comune) e il n.166 (C’era una volta una giovane donna);entrambi rispecchiano una sola verità che è quella dell’IMMAGINRIO-REALE.

 

  1.             Amanti in comune

Si insinuò in lui un sospetto. Troppa voglia d’amare.

Nella notte raccontò la sua storia incredibile. Si affacciava alla vita di donna, quell’età ancora impubere di un’adolescente che  si avvia ancora lentamente verso l’età matura. Stavano per finire i sogni dell’infanzia con orsacchiotti da abbracciare.

Un andirivieni, invece, a casa di uomini, giovani ma di uomini. Erano gli amanti di sua madre.

 

Mirtùla dormiva nel suo lettino, appena undicenne. Si sentiva protetta dalle sole coperte che ne avvolgevano il corpo ancora immaturo. La mamma Katrhin, come al solito, misurava sul palcoscenico la sua capacità artistica. Era ormai famosa.

Quella notte, era di turno Alessandro, aspettava il ritorno dell’amante . Ma il tempo dell’attesa passava. Annoiato ma con  in mente il corpo dell’impubere.

Si svestì e tutto nudo s’infilò fra quelle coperte silenziosamente senza svegliarla. Le stava di dietro e l’ abbracciò, ma con tanta tenerezza che a Mirtùla sembrò più un sogno che una realtà. Le sussurrava qualcosa ma percepiva solo, in un sonno ancora profondo, il calore di un corpo.

Forse stava svegliandosi.

– Non girati, restiamo così, sono Alex

 

Si rassicurò, si sentiva protetta, era il fidanzato di sua madre.

Mamma è tornata?

Non ancora ma fra qualche ora sarà qui. L’aspettiamo così.

 –   Sì Alex ma ho ancora sonno .

Dormi così, io ti tengo abbracciata a me.

Si sentiva stranamente protetta. Ancora più sicura e senza paure.

 

Alex, in fondo frequentava la loro casa da alcuni mesi e le carezze che riversava sulla madre si espandevano, l’avevano raggiunta piccolina com’era.  Ma  Mirtùla capiva quanto e non più di tanto potesse capirsi a quell’età.

E così pure nel corso di quel prolungato abbraccio.

 

Forse in lei si insinuarono sensazioni diverse quando Alex, sempre standole in quella posizione, prese a scostarle le nutandine, glie le abbassò e sfilò con fare naturale dicendole:- E’ come con la mamma.

E, prendendola in braccio: – Andiamo nel letto grande ad aspettare la mamma.

Riversandola sul lettone, Mirtùla per la prima volta si sentì più grande, ebbe un po’ di paura ma tutto avvenne naturalmente come in in un sogno nuovo e diverso. Rimase incredula e inaspettatamente ebbe un moto di femminilità. Abbracciò anche lei l’uomo per come sapeva fare. Una prima volta da non  donna.

 

Al resto pensarono gli amanti di sua madre.

Katrhin, infatti, trovandoli a letto entrambi, non si era scomposta. Nessuna meraviglia e la sua Mirtulina, come la chiamava, non tardò a divenire Mirtùla , e cioè una donna.

 

Dopo alcuni mesi fu la volta di Giorgio e poi quella di Paolo , Giuseppe e tanti altri, quanti in pochi anni, Mirtùla ne contava quattordici, erano stati quelli della collezione  materna.

 

Era quasi uno sprone a ripassarseli:- Mirtulì, la vita è questa  te la devi mangiare – le diceva. Quando le presentò Giorgio, fu così: – Vedi , Giorgio, che bella figlia, che bel vestito” oppure: – Paolo, osserva…  ce ne sono in tutto il Peloponneso… così ?-

 

Mirtùla, prosegue il suo racconto: – Ora, non ricordo, sono passati diciassette anni … e .. anche perché c’è un ricordo terribile che si è a quelli aggiunto, come se non bastasse. Avevo compiuto i quattordici anni e con la mia amica avevamo da poco lasciato la spiaggia per fare ritorno ad Atene. Ma… ecco delle ombre. Marika fugge , io sono presa per un braccio e scaraventata a terra. Non ho il tempo di gridare. Sono in croce! Uno dopo l’altro in quattro abusano  di me. Non capisco, mi dispero. Torno barcollante a casa.

 

Passa del tempo. L’ultimo amante di mia madre mi circuisce. Diventa anche il mio. Una sera mi porta in una camera della casa  sotto l’Akropoli: – Vieni ho un regalo per te. Assaggia e vedrai –

La cosa mi fece diventare un’altra. Come mia madre! A diciassette anni ero cotta e lo sballo di ogni sera era irresistibile. Mia madre, l’attrice, era famosa anche per la campagna contro la droga. Ma poi ne era rimasta vittima. Volevamo morire. Un giorno decidemmo di farlo ma Katrihn non si fece trovare, andò sola all’appuntamento con la morte ma mi lasciò un biglietto: ” Tu non devi morire, sei giovane!”. Era il suo desiderio eil suo testamento: devi continuare a vivere. Avvenne che seguii quel messaggio d’amore. Ma come fu difficile! Finii per sopravvivere nelle vetrine di Amsterdam, un esercito di uomini giovani e vecchi e di ogni colore. Un orrore!

Ora capisci perché ho bisogno d’amore. –

 

 

Io non parlo. Mirtùla ora è un’artista. E’ l’artista Mirtò.

Sono convinto però che la droga va liberalizzata. La legislazione repressiva è la maschera   della criminalità governativa.              

—————————————————————————————-2———————————————————-C‘era una volta una giovane donna

– A chi somigliava?

Due gocce d’acqua con sua madre stessa taglia e stesse misure e stesse abitudini sessuali.

Un giorno Maura raccontò a sua madre della sua prima volta con Fabrizio. Si dicevano tutto. Veramente non proprio tutto, come vedremo.

 

Sai mamma … alla fine non ho resistito. Fabrizio mi baciò sulla bocca ..appassionatamente e con la mano sinistra mi accarezzò i capezzoli mentre con la destra infilata sotto la gonna raggiunse i miei genitali…

Eh … sì lo so sono i nostri punti deboli   e poi il baciarsi  fa il resto

Anche per te?

Lo sai…, fu così anche per me la prima volta…

Maura aveva pensato al padre ma non era così. La mamma Francesca aveva taciuto, l’amante era Diego.

 

Ma Diego e Maura erano destinati ad incontrarsi.

Diego sapeva tutto di Maura e c’era da parte di Francesca un gusto libidinoso di raccontargli tutto dei giovani fidanzati, dalla prima volta al resto.

 

Ti verrà a trovare Maura – gli aveva detto – ha bisogno di alcuni consigli per il suo lavoro. Guarda che vestirà come me in tutto e per tutto anche ….l’intimo … le ho lavate .. ha anche le mie mutandine… quelle dell’ultima volta. Era appena ieri.

Il fatto incredibile era che Maura e Francesca avevano anche la stessa voce e le stesse movenze. Diego in fondo aveva una sola amante ma era come se ne avesse due.

Appena Maura gli venne incontro ebbe  un sussulto: la fece accomodare sul divano, le stesse gambe scoperte fin sopra il ginocchio.

Ma siete due gocce …d’acqua

Con mamma , sì lo so e ce lo dicono tutti

Ma Diego, certo non poteva dirle il resto … cosa indossasse sotto ..e quali fossero le sue abitudini sessuali

A quel punto pensò al resto. Francesca gli aveva raccontato  di come alla prima volta di Maura e Fabrizio fossero seguite le altre pratiche su cui Francesca maliziosamente nel descrivergliele aveva indugiato.

Quando seppe della prima volta le aveva detto: – Ora ti andrà bene perché stai per avere le tue cose ma in seguito… lascialo diversamente soddisfatto …. Dopo che tu …te lo fai mettere di dietro… abitualo così e bebè niente… non ve lo potete permettere, lo sai, no? quando ti va puoi farlo con la bocca

– Ma questo mamma ..lo sai che l’ ho fatto tante volte … prima della …E a sentire lui , sono molto brava

Maura seguì quel consiglio e da due mesi ormai facevano così.

 

Per Diego, cosa c’era più di sapere delle due donne? Non era forse bravissima Francesca e non faceva e si faceva fare le stesse cose da Diego.

A Diego restava ora da fare la stessa cosa… baciarla sulla bocca, toccarle i capezzoli e scendere una mano giù…. Il resto sarebbe venuto da solo. Ma si accontentò di Maura come amante virtuale, al resto a tutto il resto ci pensava Francesca.

Il rapporto con le due donne si perfezionò a tal punto che ormai possedere Francesca era come possedere Maura:. Nei momenti clou: sì… così Maura.. E  Francesca godeva due volte.

 

Aberrazioni? No, solo il piacere di sentirsi sedotto due volte. Chi tra gli uomini non ha desiderato un rapporto con madre e figlia. Se non vi è possibile accontentavi di quello virtuale con una delle due. Se, poi.. sono due gocce d’acqua che cambia?

 

                                                                FINE

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Rappresentazione fotogrammatica

SEMIOLOGIA VISIVA E SEMANTICA dell’ESSERE DONNA

Interprete autentico del “segno”, secondo il semiologo,  è la “rappresentazione”  pittorica , e per noi  quindi anche quella  fotografica  e, anche  soprattutto, fotogrammatica -dove la  successione delle sequenze è, seppure emblematicamente,   rappresentazione del passato molto prossimo e del presente-

Esso segno, infatti. in generale  sostituisce “qualcosa di presente  a  qualcosa di assente ” (v. Louis Marin, La cornice della rappresentazione   e alcune sue figure, in Daniela Ferrari e Andrea Pinotti, La cornice-Storie, teorie, testi,  johan  & Levi  Editore,  2018, p.139) anche se nelle sequenze dei  fotogrammi. ciò che è diventato assente diventa in rapida successione presente. Questo è il rapido e felice  successo  di una “operazione mimetica” , come la definisce  il Marin, “tra presenza e assenza”. E così Lei,  nel nostro caso, non è mai assente.(Implicitamente il rimando a nudi femminili: v. del nostro Dizionario ( Baci eccellenti  e super eccellenti in un livre monstre sotto forma di un Dizionario sui generis  di Filosofia della sessualità, ed. El-Cap,  2018) le voci: Fotografia,n.830,Fotolemma,n.811.Grammalemma, n.889.

E, poiché siamo in materia di sessualità, la sua Filosofia (v. il nostro “Dizionario di Filosofia della sessualità” sopra menzionato  e richiedilo al n. 339. 73 55 644) ci  consente legittimamente  di usare lo strumento del  fotogramma e delle sue sequenze per  dare la prova (evidentissima nella ipostasi fotografica)  della operazione fantastica, qui accennata, “del presente in luogo dell’assente”(v . Manin alla stessa p. 139).

Fin il percorso logico del semiologo che  nella  specialistica “semiologia visiva” tenta la conoscenza dell’essere muliebre. Ma per investigare su ciò che, infine,  rappresenta  la stessa finalità della semiologia-visiva femminile come parte della gnoseologia, e quindi nel caso particolare l’identità di quella donna soccorre in   aiuto necessario e simbiotico la semantica.. Trovando. nel caso di specie, tale  connubio lo strumento ideale  nelle rappresentazioni  iconografiche  documentate da i fotogrammi  in successione.

Sembra, a prima vista, filosoficamente un  lasciare  la strada maestra  degli  “universali” per inoltrarsi su  un sentiero , quello dei “particolari” ,  più  impervio riproponendo la metafisica disputa avviata in lontana epoca da Boezio.

Le fantasticherie degli antichi romani si inventarono l’accidente dell’evento divinatorio ( i  “famosi segni  divinatori”, su cui v. diffusamente Maurizio Bettini, Il destino, in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, vol. 11, p.442 ess. ) per  profetizzare sull’identità della persona appena  nata; e noi Filosofi  della sessualità abbiamo a disposizione moderne tecnologie, quali quelle qui indicate, per conoscere, attraverso  gesti e comportamenti (i nostri segni) la personalità di chi  specie se inconsapevole di essere ripreso dalla telecamera, esibisce  il suo corpo.

Ah! i particolari… anche essi definiscono il tutto: ad es. una caviglia benfatta .E in fondo la ricerca dell’anima di una cosa attraverso il particolare  rimanda al tutto. La bellezza apre al  RESTO CONCLUDENDO  COME IN UNA “CORNICE” LA RAPPRSENTAZIONE dell’ ESSERE DONNA.

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Continuazione del post del 27/IX/ 2017

..L’ineffabile saluto di Elisabetta a Maria.

La chiave dell’Analisi si incentra in due parole: “piena di grazia”.E, di là dall’ aspetto fisico su cui si sono soffermati tutti i grandi della  pittura tra cui Antonello da Messina, e di cui abbiamo già detto anche accennando al distorto uso della parola concupiscenza.

non ne esistono
Dipinto

E, invece dobbiamo dire del recondito significato della parola “grazia”.

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LINGUISTICA E SESSUOLOGIA

LINGUISTICA e SESSUOLOGIA : a proposito di voluttà

La recente scomparsa di Mauro De Luca ha lasciato un vuoto nella comunità dei linguisti per il suo DIZIONARIO ITALIANO ( ed.Paravia e dffuso nel 2000 da “il Giornale) anche da noi utilizzato per il nostro Diz. A volte, però da Lui dissentendo su alcune cose legate alla materia della sessualità.

E’ il caso della parola (ma che “ parola” , per noi Filosofi) “voluttà” che deriverebbe per il linguista da “velle” : quindi essa sarebbe intimamente connessa con la volontà. Per noi il godimento o il piacere ( in che risiede l’intima essenza della “voluttà”: v. ns Diz.  ad  vocem) è il tratto meno volontaristico di  ciascun individuo e sì da caratterizzare più accentuatamente la personalità di alcuni come il vs Autore. Se c’è –dicevamo -una cosa che prescinde dalla volontà è proprio la voluttà. Questa non determina la voglia di fottere ma può solo accompagnare l’azione  e cioè il fottere.

Detto ciò il problema in materia di sessualità ( non solo per il linguista) per ogni scrittore è quello di viverne l’esperienza : ciò era evidente finanche in un giurista come Bartolo che non avrebbe mai potuto scrivere nel 1431 (!) un libro come il “De voluptate et vero bono” se non si fosse “circondato di amanti” ( secondo l’espressione di Montanelli e Gervaso, “L’Italia dei secoli d’oro”, Rizzoli-Corriere della sera, vol.3, 2011, p.279) nel tratteggiare il personaggio.

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Prosegue da “Un turbinio di idee” ecc.

C’è da precisare  che l’elaborazione delle sensazioni del circuito  corpo-mente può riguardare in particolare la poesia, cioè il mondo dell’artista (pittore o altro) o quello conoscitivo dell’intellettuale. Nel primo caso il variegato mondo della creatività di là da ogni poetica preconfezionata (ogni rappresentazione poetica delle sensazioni ha la sua “poetica”); e,, al limite,  nel secondo  quello della conoscenza che  può comporsi di atti creativi che possono rappresentare momenti di “conoscenza “a priori”. Probabilmente bisognerebbe  filosoficamente approfondire  quei processi di “appercezione” che Kant indicava come  “pura o trascendentale”, per distinguerla da quella “empirica”, opera dello spirito che ha coscienza di sé e della sua forza anticipatrice di ulteriori momenti della conoscenza futura.. Ma  probabilmente ci si inoltrerebbe in processi di tipo neuronale non di nostra competenza.

Mentre in questa sede ci premeva distinguere  l’intellettuale dall’artista. E così’ segnalare che il processo di “appercezione” degli specchi della Sandrelli  può apparteneregli-specchi-di-sandrelli all’area di creatività dell’ “artista”

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Lezione “al naturalismo” cinese

Lezione “al naturalismo” dalla  Cina

Sulla inconsapevole (forse) tradizione filosofica dei nostri ( calabresi  s’intende) Telesio  e Campanella nonché di tutta quella tipicamente occidentale di matrice neoplatonica  o socratica , nonchè dell’intellettualismo letterario che si ispirò tout court (e ci sarebbe da non finire  mai),  il nobel  cinese pela nedicina  ci offre una lezione tratta dall’osservazione  della natura che riguarda la cellula e l’essere pensante che è l’uomo. Insomma una lezione  per noi  e per ogni singolo ”noi”.

Immaginate che la cellula è un mondo retto- a questo punto , direi, con Giordano Bruno dalla  natura naturans- che nella sua religiosità  costituiva lo spirito  o principio attivo, ordinatore della natua) ;e in quella dell’esperienza  dell’osservazione  biologica  della cellula che si chiama autofagia .La cellula che all’osservazione scientifica di  Yoshinori Ohsuni  mangia se stessa o meglio quelle parti  che sarebbero, diversamente. dannose per la sua vita e così si rigenera.

Che bella lezione per l’uomo, essere superiore solo perchè pensante ma che ha bisogno  sempre della lezione della natura.

Il discorso lo riprenderemo.

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D’accordo con Sallusti: no ai cretini su

culi eccellenti
culi eccellenti

…. ma l’interruttore non c’è .Forse è meglio così perché i cretini sono necessari come il pane  che non si mangia più e i non cretini lo cercano e quando lo trovano – che sia quello di Cerchiara, però – se lo gustano  e specie quella parte che nei  pomodori il buon cuoco la  butta .Sarà una cretinata anche questa; e passi. Ma, noi “tosti” non lo dimentichiamo anche  se i tanti , non solo quelli che scrivono di cucina,  se lo dimenticano.

SEGUE  una poesia tratta dalla nostra AGENDA ILLEGALE:

(210) Acqua, pane e vino e la nipote di donna Rafelina

(Lettera-poesia a Rosalinda)

Di me quando e quanto scrivi? Non mi importa cosa.

Chi ti conosce vuole essere immortalato: immortalato? Che sciocchezze!

-Ma io sono acqua pane e vino, sono necessaria… e senza di me-

Sì nipote  di donna Rafelina, lo so che mi inebri e poi mi lavi con la tua acqua fresca e pura e poi mi inebri ancora e poi mi lavi.

Sai fare l’amore e sai cos’è l’essenziale: acqua pane e vino.

Non sei anoressica e non mangi grissini ma ‘na bella pitta du furni ‘i mamma Rosa ‘cu ‘i ciculi e ‘i rapi,

non sai cos’è l’etanolo e ti piace il buon vino “chiru da vigna ì cump’Agustino.[1]

 

E rispondo alla tua domanda. E’ domanda del genere umano, da quando è stato creato. Siamo come gli orfanelli in cerca del padre, siamo gli odiosi NN e tu vuoi un nome. Ma sei natura e sei buona e cerchi Dio,

sei come tutti noi sei uno dei tanti personaggi della commedia umana

nasci vivi e muori[2]

ma sei natura e io credo nella tua bontà

perché credo in Dio

Salutami a donna Rafelina e dille che sei in buone mani:- “Stasira”, a stasera. 

[1] Una bella focaccia del forno a legna di mamma rosa con dentro ciccioli del maiale e cime di rape.. L’altra espressione è: non sai cos’è l’etanolo e ti piace il buon vino quello della vigna di compare Agostino

 

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La storia e le storie d’amore

Una storia e le storie
Non ho avuto mai una Jade (bel nome anche per Alesando Piperno), ma tanti nomi altrettanto belli di tante belle donne. E passarono tutte come il “tempo”, quello che non congiunge, non fa da ponte con l’eterno e con ciò che non ha mai fine. Come l’amore di tanti che sono invecchiati con una sola donna : che noia! D’accordo ancora con Piperno). I romantici, quelli che non considerano- come nella “concezione romantica” di Shakespeare – che l’amore non sia lo “zimbello” del tempo, di questo tempo che passa e tutto travolge: no! il tempo “ci unisce all’eternità” attraverso l’amore. Anzi è proprio l’amore il soggetto capace di costruire tali ponti.
È poesia che tutti o quasi tutti da giovani hanno vissuto con la freschezza dell’essere appunto giovani (anche in questo concordo con Piperno ) e poi da adulti, divenendo maturi e travolti dalle vicende della vita , id est “il tempo”, hanno magari riconsiderato come una favola romantica ricordandosi della loro Jade.
Ma da filosofi (ahimè, che brutto termine e di esso si ornano quelli che i media chiamano filosofi!) hanno le percezioni della loro mente e ragionano (sragionando) di poesia e sentimenti, di cui non hanno conto e che loro non compete.
Un conto è vivere un amore (cioè un pezzo o pezzettino di vita) e un altro è filosofare attorno ad esso. Due mondi che si intersecano ma non si incontrano mai fondendosi. E sorge così la poetica che è filosofia! Ma non è quel pezzettino di vita.Che quando rivive è ”eterno” e fino a che si vive.Allora non c’è bisogno di un solo postema.. ma di tanti quanti ne può vivere l’essere umano. E l’ultima .. fu l’ultima tensione verso l’eternità.
Shakespeare e Scott Spencer che scrive ( tanti anni fa) “Un amore senza fine” (che Sellerio oggi pubblica) furono filosofi del romanticismo? Lo chiediamo ad Alessando Piperno che scrivendo su “la Lettura” del 26 luglio per l’appunto sul libro di Spencer, ha posto il problema sulla vita che “si vive “ e sulla poetica dell’amore.

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C’È POSTO NEL CARROZZONE PER TUTTI, IMBECILLI E ANTINBECILLLI

Come un carrozzone è INTERNET dove possono salire anche gli “anti” e grazie a loro, cui è datto eguale diritto ex art. 21 della Costituzione, c’ è posto anche gli “imbecilli”.E grazie a quest’ultimi che non pagano per esercitare la fondamentale libertà di manifestare il loro pensiero possiamo smascherrare gli ibecilli che non solo pullulano la rete ma in tutti i media (soprattutto con la carta stampata e le collusioni dei compiacenti editori.

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