L’AMORE DI”DI ROSE”

AMORE (l’ineffabile a. di Vittorio ‘di Rose): chi sa cos’ è quell’ amore per una donna che penetra così profondamente nell’anima fino a distruggerne la mente? Solo il nostro (nostro, perchè paesano mio e dell’amico Pierino, col quale ogni tanto lo evochiamo ) Vittorio di Rose sicuramente lo sapeva per averne avuto diretta conoscenza e per averlo perduto. Ed infatti, il vs Autore da piccolo vedeva sempre quest’uomo impettito in abito nero col suo asino che andava in campagna, e vestito sempre elegantemente di nero, così: faceva il contadino. E gli sembrava, al bambino, strano molto strano che vestisse sempre di nero.
Lui, Vittorio, sapeva bene il perché, e solo Lui. Gli altri, come purtroppo accade sempre, soltanto per sentito dire .Aveva perduto la giovane fidanzata durante l’epidemia della spagnola.E da allora non aveva più desiderato donna alcuna. La campagna e l’asino erano i suoi trastulli e la sua compagnia: la solitudine.
Ed il Vs Autore fantastica ancor oggi su quella conoscenza volendo conoscere il vero “amore”.E forse anche l’amico Pierino si chiede la stessa cosa.
Cose grandi, gli amori veri, quelli che annientano la vita com’era successo a quella del “di Rose”, personaggio che resta ancora avvolto nel mistero come lo fu il suo “amore” che prevalse sul tempo.
Eppure ne erano passati di anni e il “di Rose” era potuto invecchiare senza togliersi, neppure per un attimo, dalla mente l’amore per quella donna.
Il vs Autore, tanto per restare in argomento, l’avrebbe fatta reincarnare in tante altre e così avrebbe continuato ad amarle e a possederle tutte. E, come Gastone (altro personaggio del paese natio) avrebbe forse detto presententando agli amici la nuova compagna: l’anima, anzi la buonanima di Lei me l’ha mandata. Rettificando al plurale il dire compiaciuto e irriverente (o riverente a seconda dei convincimenti di ognuno) del nostro Gastone: è Lei, la buonanima che me le ha mandate.
Siate pure, mie Lettrici, crudelmente contro la “mia filosofia”, ma questa è la vita .Le umane cose anche se bellissime come quegli amori vengono travolte inesorabilmente da dal tempo che, vittoriosi trionfa su tutto e a noi lascia solo i sepolcri, ma anche questi per poco,Fino a quando non resterà più traccia alcuna. Il niente nell’umano: soltanto la vita da godere finche c’è. E anche quella che non conosciamo.

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CON CACCIARI E INES FERRANTE,OGGI

NORME ICONOGRAFICHE Sono state dettate in modo rigoroso dallo spagnolo Francisco Pacheco (1564-1644) nell’”Arte della pittura” del 1638 quando nella Spagna si afferma l’arte pittorica nel sacro. E le regole di cui parliamo riguardavano proprio la raffigurazione dell’Immacolata Concezione che si affermò prima in Calabria e poi in Spagna (il cui dogma trai più belli anche se tra i più difficili da capire nella nostra Filosofia sta significare che ogni madre ha natura umana e divina) quale si può ammirare a Castrovillari nel santuario della “Madonna del castello”, olio su tela (v. Foto), dono alla Città di don Cesare Marsico nel periodi in cui governò la parrocchia tra il 1717 e il 1752.” (notizie attinte da Ines Ferrante,”Per non dimenticare: il sensus fidei verso l’Immacolata Concezione”, in Il Diario di Castrovillari e del Pollino,anno XII,n. 37, p.14 e da cui ci piace trarre la seguente frase:” Pura visione che mostra tutto il mistico splendore della natura immacolata della Panaghia, la tutta santa e ci invita alla contemplazione silenziosa,come a voler seguire le tre figure di santi disposti intorno a Lei”( tra i quali S.Nivola da Tolentino Sant’Agostino che esaltò Maria inaugurandone il culto separato da quello del Cristo,” la maternità fisica e insieme divina e la sua verginità”).
Ma,vi chiederete, come si fa nella materia della sessualità a trasferire in pittura il linguaggio del corpo? Parliamo di quelle donne, dei tanti corpi di Venere su cui si dilettarono quasi tutti i pittori, senza aver bisogno di nessun Manuale alla Pacheco, ma solo quello iscritto nella natura attingendo dal vivo della carne ed ora con le nuove tecnologie dai nostri videofotogrammi degli “Archivi erotici” del Vs Autore per chi avrà la fortuna di accedervi. .
Quelle norme, infatti, le ha già dettate Eros e sono incorporate nei “Fotolemmagramma” (v.in questo nostro Diz.) della rappresentazione visiva; basta saperlo interpretare questo”amore disvelato” perché esso ”è” e si pone all’interprete come diretta manifestazione del legame logos-Physis. Nell’alcova di noi umani è appunto Physis a dettare – mutuando e distorcendo (con licenza) da Massimo Cacciari, Labirinto filosofico, Adelphi, ediz. 2014, p.167- anche quelle norme: il logos, dice giustamente Cacciari, “non può essere ritenuto mera espressione verbale del pensiero che esso non può esaurirsi nella predicazione diairetico-dialettica degli enti, che l’evidenza della loro presenza non sia tutto ciò che in essi si indica e che da essi è traccia”. E’ questa unione o nesso tra Logos e Physis a dare senso alla realtà, anzi essa stessa è realtà perché è fatto; è il fieri del nesso logos-Physis” (Cacciari, p.169).E v. anche le voci seguenti di questo ns Diz.: “Fatticità”, “Logos”, “Natura” “Natura filosofica dell’attività sessuale”.

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