IL GIAPPONESE AKADAMA COME PINCO PALLA

—è notizia di un giappone se tenuto in carcere per 48 anni per degli omicidi che non commesso ed ora si scopre innocente.Questo uomo di nome mi sembra Akadama ora alla ribalta delle cronache mondiali è uguale al nostro Pinco Palla qualsia che sconta in Italia dopo uun lungo processo durato 14 amnni 4 mesi di carcere.Akadama e il Pinco Palla qualsiasi sono uguali, uomini dell’Evangelo perseguitati dalla giustizia,

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“EROINE INVISIBILI” E CAVOUR INCRIMINATO

EROINE INVISIBILI” : Ricordando ai lettori che questo Diz. è anche il libro dell’amore e non solo della sessualità (c’è poi differenza quando si intende la sessualità nel modo della nostra “Filosofia”?) era doveroso ricordare  queste donne (con la “a” maiuscola) spesso nel mirino della polizia austriaca, nella preparazione del Risorgimento durante e dopo la restaurazione ( periodo grosso modo collocabile dal 1821 all’unità d’ Italia), patriote prima che la Patria esistesse e “invisibili”. Come le casalinghe – predilette dal vs Autore- (non sono sempre  state anche loro forse delle eroine  in un Ottocento in cui la donna aveva poco o nulla di diritti divise tra pentole e fornelli fedeli al marito e spesso di una fedeltà dagli stessi immeritata) – esse sono le “giardiniere”  umili e modeste (anche nel loro ruolo di  contesse,  che hanno fatto delle loro case il salotto dei Cavour, Foscolo , Stendhal, Manzoni)  ma soprattutto i luoghi segreti  e “santi” delle riunioni”sovversive”.

Variegato mondo femminile che va dalla   “moglie del Risorgimento”[  come fu detta Teresa Casati  sposata al conte Federico Gonfalonieri e la cui vita – logorata (si spense all’età di 43 anni ) da un continuo “inseguimento sentimentale” del marito fino a  stabilirsi negli ultimi anni, dopo aver lottato con l’imperatore per la sua liberazione, nei pressi della famigerata fortezza Spielberg dove era rinchiuso il conte Confalonieri – fu tanto infelice quanto degnamente vissuta] alla “grande amorosa  della storia” come venne definita quella “imperatrice senza impero” che fu la bellissima contessa di Castiglione”[ alla quale abbiamo dedicato un’apposita voce di questo Diz. e sulla quale v. il bellissimo vol. di Bruna Bertolo, Donne del Risorgimento-Le eroine invisibili  dell’ unità d’Italia, Ananchè, 2011, p..245-255; alla Bertolo si rinvia per altri riff.] strumentalizzata per la sua bellezza da Cavour perché adescasse l’imperatore Napoleone  III: il 19 e 21 febbraio del 1856 in un incotro a Parigi i due intrallazzatori dell’unità d’Italia si incontrarono a Perigei e “perfezionarlo il piano” confermato dallo stesso Cavour in due lettere dove si legge ( v.Bertolo, op. cit. p.349) di aver “arruolato (sic!) nelle fila della diplomazia la bellissima  contessa di Castiglione, invitandola a “coqueter” ed a sedurre, ove d’uopo, l’Imperatore”. Cavour era consapevole  del fascino che emanava questa…  “grande” donna la cui bellezza  aveva sconvolto il giovane  diplomatico francese Henry d’Ideville ( come racconta egli stesso  nel vol “Il Re, il Conte, la Rosina”, Milano, ed. Longanesi , 1955 cit. in Bertolo, che aveva  incontrata più volte nella residenza torinese di  villa Gloria a Torino.Ma torniamo al rapporto con Cavour  di questa donna che Massimo d’Azeglio si adoperò per farla sposare ( lei, Virginia giovanissima diciassettenne e non innamorata) col Conte Verasis di Castiglione, matrimonio al quale non potè, per altri impegni, partecipare inviandole per regalo di nozze un anello-sigillo in diaspro rosa,  recante inciso il nome “Nicchia” che significa “conchiglia”( in lingua spagnola  conca= fica come la chiamano in Costa Rica; e con questo nome il Cavour torna alla carica, come ci racconta nel suo libro la Bertolo, p.250, invitandola (aizzandola!) a provarci e più volte : “Reussisez, ma cousine, par les mojens, ch’il vous plaira, mais rèussisez”. Usa tutti i mezzi , anche  dandola  e ci riuscirai. Ne sono sicuro sembra dire il Cavour” Cose che la Boccasini l’avrebbe incriminato per istigazione alla prostituzione.

Ovviamente tra le due donne, la contessa Casati Gonfalonieri e quella di Castiglione corrono le distanze abissali sia come donne e sia per l’epoca: sembra che sia trascorso poco tempo dalla morte della prima (1830) a quella della Castiglione, eppure con la vicenda di quest’ultima si era già all’epilogo di una lotta (esprimente “ volontà di cambiamento”) che avrebbe incominciato a connotare diversamente il mondo femminile rispetto a quello della donna “ottocentesca”.

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IL PGRECO NON È PREROGATIVA -LLA MOSTA “COSTANTE” -DELLA SOLA MATEMATICA

“PI_GRECO”: il più famoso numero in matematica e si celebra il 14 marzo da quando il fisico Larry Shaw promosse e inaugurò la sua”giornata nel 1988 al Museo della Scienza di S.Francisco”.

Come saprete  con la matematica non vado d’accordo (essa non è una creazione divinacome la donna, ma è creazione dell’uomo con tutto il suo “pi-greco e tra i numeri si salva, come saprete per la nostra “Filosofia della sessualità” il magnifico 69. Non è datato perché nessuno lo ha inventato ma probabilmente esisteva da sempre, da quando uomo e donna furono ed il vs Autore lo celebra non una volta all’anno, ma tante volte e comunque  alla bisogna: e tantissime volte nella sua vita e non basterebbero i numeri della mostra al palazzo della esposizione di Roma per contare i “cunnilinguo” con le sue amanti (v.ne uno in Foto, che compaiono nella “Copia segreta” di questo Diz.). Detto ciò e tornando al pi-greco  c’è però una particolarità che difficilmente i matematici avranno notato e cioè che questo
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IN RICORDO DI CIVITANOVA E DI SIBILLA

ESSERE  E AMARE ( e. è amare secondo Sibilla  Aleramo): ma l’essere – senza con ciò addentrarci nella metafisica- implica una situazione di pienezza   che avvicina l’”essere umano” a Dio e  amando ci si può avvicinare e per brevissimo tempo a quella posizione ma non la si può mai raggiungere .Ma se l’Aleramo non è una filosofa è senz’altro donna di cultura e soprattutto una paladina della sua libertà e di quella femminile (cioè di tutte le donne: e questo è un suo grande merito). Libertà, appunto, che  non può vivere se non amando soprattutto sé stessi.

La sua biografia ne è testimonianza.Una vita scandalosa? No! Una vita coraggiosa che hanno  gli uomini coi coglioni e le donne che amano di essere se stesse e lo dimostrano. E per entrambi questo si chiama “il coraggio della libertà”.

Che, purtroppo, lo si può dimostrare (da morti) solo per immagini.Vi parrà strano , ma questa è l’epoca della iconografia. E non è che non ci siano più le parole; gli è che hanno più voce le immagini.

Perciò il Vs Autore che vivrà nella “Posterità” (v. in questo Diz. la relativa voce) per le immagini scandalose che tramanderà loro (ai posteri) – ma che mette sin d’ora a dispozione de fortunati che acquisteranno  la ”Copia segreta “ di questo Diz.-, si è compiaciuto di leggere che Il Centro studi civitanovese dedica una mostra permanente alla Sibilla Aleramo in occasione del cinquantenario (2010) della morte ricordandola per pensieri eimmagini. Ad inaugurarla il  Presidente  del Centro  Alvise Manni con una relazione  dal significativo titolo”Disegni sibillini, c’è da stare  (davvero: ndr.) in campana?

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IN OMAGIO AD ANTONIO VIGNALI

FICARIA (voce in contrappunto a “Cazzaria” di Antonio Vignali (v.) dedicata questa volta esclusivamente agli uomini, amici della “Filosofia della sessualità. In essa si descrivono prevalentemente – com’è per tutto questo Diz- e qui in particolare nel linguaggio iconografico – le grandi risorse e varietà della “natura”(v.) sinonimo, non accidentalmente della stessa fica.
Si avverte che è solo apparenza l’improprietà linguistica “in contrappunto” da noi qui usata; e se ne spiega la ragione: sono le linee melodiche (sic!)) contrapposte a caratterizzare la melodia singolare dei sessi diversi e la natura quindi dell’una (la fica) e dell’altro (il cazzo).Il contrappunto sessuale, oseremmo dire, è sinonimo nella nostra materia del “contrappunto musicale” che è descritto nella lingua italiana (v. infatti Tullio De Mauro, Dizionario italiano, vol. I nella Edizione speciale de “il Giornale” , Paravia , 2000, ad vocem) come uno strumento del tipico e specialistico linguaggio fatto da “linee melodiche sovrapposte” (attenzione!.:non contrapposte), così com’è la sovrapposizione e non la contrapposizione dei corpi in uno degli atti sessuali emblematico qual è la posizione cd. del missionario. E più specificatamente e per analogia col linguaggio musicale, il contrappunto sessuale è simile a quello musicale cd. doppio, cioè a “due voci” e non di più (sarebbe diversamente un’ “ammucchiata” che turberebbe la complessiva armonia melodica) che hanno la peculiarità, come accade per i due sessi nel rapporto sessuale ,di “poter invertire la posizione reciproca” dando luogo al contrappunto fiorito. Che è –sempre mutuando dal De Mauro, p. 571- quello in cui le linee melodiche presentano diversi valori ritmici:

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