IL GIORNO DOPO

FESTA DELLA “LIBERAZIONE” IL GIORNO DOPO;

Vi siete davvero liberati?:
dalla fame e dalla sete di giustizia
dai pregiudizi che non vi consentono libertà di giudizio e di azione
dalla morsa delle pressioni criminali ad ogni livello
dalla corruzione che è sempre “scellerata”
dalla mondezza morale che non vi va essere fratelli neanche coi perseguitati
dall’insipienza di chi offende la natura
dalle guerre (ahinoi!) che rendono impossibile amare
da ogni forma di colonialismo.

..e se accadrà questo miracolo allora vi potrete considerare predisposi all’amore.

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DALL”AGENDA ILLEGALE”

1. Andiamo alla fioritura

Andiamo alla fioritura 24.05.04
-Ci vieni? A..ndiamo alla fioritura
Rosella non poteva capire la natura di quell’invito. Aveva mai… ?
Ma, pensare a quei monti, perdersi nella natura con lei e poi scendere assieme al pianoro aveva eccitato a tal punto la fantasia di Diego da fargli dimenticare l’agenda delle udienze.
E, comunque come dirgli di no? Lo conosceva troppo bene e sapeva comunque delle sue sorprese.
Non c’era mai da annoiarsi con lui.
-Ma come devo vestire, che mi devo portare
-Ma basta che vieni tu
-E dai!., non scherzare
Roselìa non doveva fare altro che infilarsi dei jeans e con delle scarpe leggere ma forti: Si andava in
montagna.
E come coprirsi di sopra?
L’ideale era una giacca a vento.
Di altro non c’era bisogno. A primavera inoltrata quando si è quasi alle porte dell’estate, ogni donna
è anche la natura. E non ci sono profumi che tengano. E’ lei stessa l’essenza, ciò che è perché è. E’
questo l’essere donna. Ve lo dico in francese? L’essence de la vie.
Ma cos’era la fioritura? Non glie lo disse e al suo domandare… :- Vedrai… vedrai..
Ora è chiaro che ci sono quelli che vedono e quelli che non vedono. Ma Rosella, lui lo sapeva, apparteneva a quella categoria degli esseri umani con cui ti ci imparenti volentieri. Un qualcosa detta così e lei .. .al volo
Ma in quella circostanza lei vestiva i panni dì una vera donna che è fatta anche di quelle ritrosìe che hanno un nome tutto femminile: il pudore.
Lei lo sapeva: chiamiamola come vogliamo questa nostra uscita, sappiamo che… E Rosella sapeva fin troppo bene.
Si erano conosciuti proprio in primavera quando in mezzo ai primi fiori … .ecco quel prato sotto al monte, allora svolazzava la sua gonna e due gambe esili quanto quelle di un figurino erano a confondersi con gli steli …
Basta, Rosella sapeva, e come! della fioritura.
E fu una giornata meravigliosa. Il Presidente si incazzò e ordinò la cancellazione della causa dal
ruolo.L’invito è quindi, oggi: Disertare le udienze.

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CONSOLAZIONE

CONSOLAZIONE: (/la c. e la “nobildonna” di Boezio): sentimento complesso di reazione tranquilla, incline al perdono e riflessiva per l’” anima santa”- come il nostro Dante evoca il “primo dei medievisti” Severino Boezio caduto in disgrazia presso Teodorico degli Ostrogoti,; e che rinchiuso in carcere a Pavia nel 525- venne poi giustiziato l’anno dopo- ebbe il tempo, appunto per consolarsi con una “nobildonna” (anche Lui peraltro di discendenze aristocratiche) che si chiamava “Filosofia”..La sua filosofia toccò con le traduzioni e i commenti all’Isagoge di Porfirio, di alcuni secoli prima (263 d.C.), in apicibus quella che fu la discussione medievale sugli universali nel tentatvo di rispondere ad interrogativi che ancora oggi sono attuali (e forse lo saranno sempre): “i generi e le specie , ossia ‘gli universali’ sono sussistenti o sono solo concetti mentali? E se sussistono sono corporei o incorporei? E infine, sono separati o si trovano nelle cose sensibili?”. Tutti interrogativi questi – come esposti da M.Bettetini, nella voce riguardante Boezio dell’Enciclopedia filosofica Bompiani, 2010, vol. 3, p.1355) – che trovano spiegazione e risposta solo nella “nostra Filosofia”. Qui compare la nobildonna: e dall’ars amandi” origin solo parafrsando Parini, han le sue lodevoli opre (e tra pompini e parate di culo c’è da sciegliere).
Con questa boutade si chiude questa voce del ns Diz. dedicata alla “Consolazione”: quale migliore risposta ai mali che affliggono in ogni epoca (e anche, e come!, nella nostra jidaista) l’uomo che in una superiore visione cristiana e di supremo fatalismo (lo stesso avvertito da Boezio e la sua “nobildonna”) tira a campare. Meglio sempre che “tirare le cuoia” (Andreotti) in anticipo.

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