….e Cavallone va in letteratura

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Mi son detto che libro è questo se ad ogni  raccontino ( non lo dico per disprezzo) potrei  aggiungere  io  una cosetta: per es.al  primo che s’intitola “La dolce procedura”—quale; e al secondo dal titolo” Il tocco magico”: tanti!..!- al plurale. E così ho capito da “Filosofo della sessualità” che non c’era trippa per i gatti Ma ho continuato a leggere .Come si fa a dimenticare i bei tempi dell’Università in via Festa del perdono, quando entrambi giovani e quasi coetanei, l’uno faceva l’assistente di Giacomo Delitala e Lui, il collega Bruno del processualista Enrico Tullio Liebman, troppo ingessato per i miei gusti; e così  facendo ritorno al libro dellì’amico  “La borsa di miss Flite”(Adelphi, 2016) mi sono data una siegazione.Il compianto  prof.Liebman non solo non avrebbe mai frugatio nella “borsa” di una ragazza  ma non l’avrebbe neanche guardata di traverso. I Maestri comunque ce li scegliamo e il prof.Delitala che mi apprezzava tanto da prendermi sottobraccio aveva  a stento e con la massima riservatezza chiuso una partita con un bel “tocco magico”, sua giovane segretaria.

Ma ci sono in questi libro “fantasmagorico” ache li immagini correlate ai processi che si raccontano: allora non esisteva ancora la parola “privacy” e così i vecchioni  nei quadri di Andrea Vaccaro e Alessandro Allori (Figure 30 e 31 ) potevano impunemente trastullarsi la vista (almeno questa!) con la bella Susanna, alla anch’io memore di Lei in carne e pelo, ho dedicato una voce  del mio Dizionario filosofico in cerca di un Editore con le palle che non si scandalizzerà  dei miei nudi.

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semplicità in cucina come in amore

broccoli-calabresi-e-ditalini-granoroSEMPLICITA’ IN CUCINA COME IN AMORE

Oggi sono al centro dell’ attenzione  i  “canneroni  Granoro”  n. 21 che sono come ditalini  un pò storti sì da fare le pareti come vuole Lei, E poi  trionfano nella cucina d’oggi i broccoli calabresi. belli (sì, per Lei che se ne intende) e buoni (questo dipende da noi). Ed eccovi la ricetta:

Tolto da quel ciuffo  di verde che l’avvolge,  il “brocolo” si fa  bollire ( proprio così) non tanto, però., da fargli perdere consistenza.

Frattanto si versa in padella olio q.b. e aglio a mezzi spicchi. Un minutino e si versa in questa il broccolo tagliato a pezzi  (cattiverie delle donne che però lo recuperano). Intanto si fa bollire  l’acqua per poi versarvi   quelle specie di ditalini pronti a cuocere (fanno presto in 8 minuti, “avoglia”!).

Dimenticavo la cosa importante: nella padella dove si fanno andare i broccoli un peperoncino spezzettato e piccantissimo ci vuole  (se no che cucina calabrese, è questa). Poi  si uniscono ditalini e broccoli che non ce la fanno più a stare  separati. E la festa comincia! Pecorino di Crotone  e vino di Cirò, ovviamente rosso come il sangue che bolle nelle vene d’un calabrese.

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in ricordo di Padre PIO (25.5.1877-23.9.2016)

in basso
con l’amico misericordioso padre Emiliano

La grandezza di padre Pio in due parole

(secondo quanto mi risulta personalmente)

1) dal punto di vista spirituale:

le sue PRESENZE attraverso i profumi (quello delle viole e delle rose) avvertiti in momenti particolari  dai  nostri sensi (l’olfatto in particolare). Non c’è una fonte individuabile  se non la sua sicura Presenza. E poi i miracoli come quello riguardante la mia persona nella  chiesa di S. Francesco a Catrovillari  del giorno 20 settembre. Il fatto di essere ancora vivo ne è la dimostrazione.

2) dal punto di vista umano:

la sua capacità nel fare a meno delle donne , intese nella loro corporeità, nella ricerca di Dio. Eppure.., ne ballavano tante attorno al suo confessionale.

Noi-“ filosofi della sessualità”, non ne siamo capaci anche perché la consideriamo l’unica  strada. E’ forse un bell’alibi, perché piacevole.

 

cap dopo la caduta del 20 settembre 2016 verso mezzogiorno mezzogiorno
cap dopo la caduta del 20 settembre 2016 verso mezzogiorno  nella chiesa di san Francesco a Castrovillari.

 

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Preparazione: lettura del Cantico biblico (I)

So che al centro dell’attenzione del Cantico dei cantici, c’è la piece più invitante alla libidine della Bibbia di Ravasi intitolata appunto: la Donna e il suo uomo e il suo Dio.

Forse che c’è incompatibilità fra uomo e Dio? E, poi, proprio quando l’uomo e ka donna stanno per accostarsi a Lui e scoprire l’arcano? Sarà pia illusione e grazie al sesso davvero pia.

Con quale amore e desio lessi a Lei da pagina 385 quelle parole incantate”Mi baci con i baci della tua bocca! (..) e “attirami dietro a te “(..) alla “tua fragranza”. “Inebrianti sono i tuoi profumi”(!).

Che dire di fronte a tanta povertà e nello stesso tempo ricchezza d’amore. Solo che (p.386) “Ogni donna porta con sé” (..) “il suo profumo “ e non c’ è bisogno di Bulgari .E poi con Ravasi si scopre di più, che cioè quel “profumo” è il suo proprio, quello di ogni donna , che così ha la sua identità personale che è (..)  “il suo profumo”. Solo definendo (p.387) “il Cantico dei cantici  (..) il canto della realtà concreta , fisica” si capisce l’unione con Dio attraverso di Lei. Per questo dobbiamo invitarle tutte perché facciano presto, l’anno della loro rivoluzione ( 2019) sta per arrivare. Ed io inscriverò questa pièce-invito nel mio “De revolutionibus mulierum”.

 [Fonte input: Gianfranco Ravasi, La Bibbia (Antico Testamento),, vol  VI, 2006, RCS Ediz. spec.Corr. della Sera, p.373 ss.]..

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DOPO KABUL ERA TEMPO DI “SAPIENZA”

Trattasi  dell’inaugurazione dell’Anno acc.  2001-202: a quindici anni dalla distruzione delle Torri gemelle  e dai bombardamenti americani  di risposta su Kabul; ne ricordiamo l’evento che ha cambiato il mondo in peggio.

Purtroppo non è stato accolto l’auspicio-invito  che dalla Cattedra dell’all’ allora prestigiosa Università di Camerino (nella f. piccola la piazza dell’Università) la piccola ma profetica voce di dolore che il  prof. Capizzano lanciava al mondo.

Ma vi preannuncio  con la prossima pubblicazione  (De revolutionibus mulierum) nei dettagli la rivoluzione femminile del 2019 che cambierà davvero il mondo.  dopo-kabul-per-blog-1 va-alla-voce-sapienza-miniatura-del-sec-xv-in-enc-simboli

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D’accordo con Sallusti: no ai cretini su

culi eccellenti
culi eccellenti

…. ma l’interruttore non c’è .Forse è meglio così perché i cretini sono necessari come il pane  che non si mangia più e i non cretini lo cercano e quando lo trovano – che sia quello di Cerchiara, però – se lo gustano  e specie quella parte che nei  pomodori il buon cuoco la  butta .Sarà una cretinata anche questa; e passi. Ma, noi “tosti” non lo dimentichiamo anche  se i tanti , non solo quelli che scrivono di cucina,  se lo dimenticano.

SEGUE  una poesia tratta dalla nostra AGENDA ILLEGALE:

(210) Acqua, pane e vino e la nipote di donna Rafelina

(Lettera-poesia a Rosalinda)

Di me quando e quanto scrivi? Non mi importa cosa.

Chi ti conosce vuole essere immortalato: immortalato? Che sciocchezze!

-Ma io sono acqua pane e vino, sono necessaria… e senza di me-

Sì nipote  di donna Rafelina, lo so che mi inebri e poi mi lavi con la tua acqua fresca e pura e poi mi inebri ancora e poi mi lavi.

Sai fare l’amore e sai cos’è l’essenziale: acqua pane e vino.

Non sei anoressica e non mangi grissini ma ‘na bella pitta du furni ‘i mamma Rosa ‘cu ‘i ciculi e ‘i rapi,

non sai cos’è l’etanolo e ti piace il buon vino “chiru da vigna ì cump’Agustino.[1]

 

E rispondo alla tua domanda. E’ domanda del genere umano, da quando è stato creato. Siamo come gli orfanelli in cerca del padre, siamo gli odiosi NN e tu vuoi un nome. Ma sei natura e sei buona e cerchi Dio,

sei come tutti noi sei uno dei tanti personaggi della commedia umana

nasci vivi e muori[2]

ma sei natura e io credo nella tua bontà

perché credo in Dio

Salutami a donna Rafelina e dille che sei in buone mani:- “Stasira”, a stasera. 

[1] Una bella focaccia del forno a legna di mamma rosa con dentro ciccioli del maiale e cime di rape.. L’altra espressione è: non sai cos’è l’etanolo e ti piace il buon vino quello della vigna di compare Agostino

 

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LA “smielatura” DEL FICO

FICO DA SMIELARE va a SMIELATURA DEL FICO SUL Blog

SMIELATURA DEL “fico”

  1. Una lectio brevis di sexbotanica come apertura al parallelismo. -2. La forza semantica della sineddoche e la poetica di Petrarca sull‘ineffabile.-3. La rappresentazione iconografica dei “nostri frutti” e il ritorno alla pianta che li produce. -4(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzarese, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, Dizionario del dialetto di Castrovillari, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.
    1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

    . Che si osanna solo in momenti particolari come quello della smielatura.

  1. Il fico, frutto dolcissimo da gustare (parliamo , ovviamente di quello fresco, da luglio ad agosto) in ogni momento e a pranzo con prosciutto crudo, ma soprattutto al mattino a colazione con   thè e due fette biscottate, ha una sua pagina di sexbotanica. Che cerchiamo di  illustrare alla meglio (Da Inf. Internet)

.Ed infatti c’è un fico maschio  (parliamo ora della pianta) che viene chiamato  “caprifico” che produce frutti non commestibili  e non dolci; epperò produce il polline. Si può forse palare di  fico ermafrodito con parti maschili  ( torniamo al frutto con produzione, appunto, di polline ) e parti femminili ma sterili. Ma attenzione, qui la parte femmina gioca il suo ruolo  importante con l’ausilio (necessario, com’è evidente) di una microvespa ( o piccolo insetto di pochi millimetri  come un moscerino) detta “Blastophaga psenes” che vive  negli ovari modificati in “galle”. Questa parte femminile è però sterile mentre la parte maschile a causa della “vespa” ( leggi cazzo) svolge la sua funzione maschile producendo  il polline che sarà trasportato dalla” vespa” che ha allevato sul fico femmina. Che è il fico (continuiamo   per il momento a chiamarlo così) vero. Esso frutto non solo è commestibile ma molto dolce e gustosissimo  anche nei semi (botanicamente “acheni”  piccolini granellini del frutto)  pe le  nostre papille linguali. Tanto che c’è da chiedersi  come mai l’organo genitale femminile si chiami fica Ed è tutto spiegato pensando che in Calabria il frutto,  di cui stiamo parlando,  dell’albero  del  fico si chiama “fica” e non “fico”(come mela per l’albero del melo e così via).

  1. Ma la ricchezza del termine nel dialetto calabrese (e anche siculo) sta a significare il tutto e da una singola parte si arriva alla concezione della donna, senza la quale parte,  LEI non è. E figa diventa sinonimo di donna e gran figa di donna da chiavare. Il sesso prorompe dalla parola e basta nominarla  perché nell’uomo-maschio si abbia un sussulto e la parola scompare (non si hanno più parole per dire di Lei figa-donna .E cosi si spiega la nascita anche della parola (ma che dico!)” ineffabile” (dalla radice del verbo  greco femì (fa ep er e re): che, cioè, non si può descrivere a parole .Una cosa, sì, una cosa reale ma che le parole non servono più e la filosofia diventa sesso. Così come nel linguaggio la forza semantica della sineddoche fa si che il frutto “fica” diventi il genere che sta per tutti i frutti che solo Lei incarna..

Francesco Petrarca ne era sicuramente consapevole se fonda la sua poetica su cio che non si può esprimere a parole, appunto l’ineffabile. La vista, la sola vista di Laura era per Lui paralizzante. L’impatto è così descritto dal Poeta: Più volte incominciai a scriver  versi/ ma la penna  e la mano e l’intelletto/ rimaser vinti nel primier impattoC’è uno degli studiosi del Petrarca che considera “mirabolanti gli effetti che Laura provoca sull’agens la paralisi della mano e dell’intelletto (così Marco Ariani nel saggio monografico su Francesco Petrarca in AA:VV: Verso l’Umanesimo (p.694), vol. sul Trecento della Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato, Salerno Editrice edz, per il Corriere della sera, 2016, p.694). E’ oggi ancora l’inefficienza del mezzo tecnico  (a quei tempi la scrittura e oggi ancora la stessa  sola parola) lamentata dal Petrarca a rendere ciò che resta di ”invisibile” nella donna ancorchè tutta nuda .E tutta fin nel vestibolo vaginale  come le Foto documentano.

3.Eppure non on resta che la rappresentazione iconografica   di quei frutti  dei quali ognuno rappresenta lo stesso  genere. Si ritorna così alla pianta e ci sovviene ancora una volta la lingua calabrese: con la troppa (termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario

(termine che nel linguaggio calabrese significa appunto pianta ben radicata: v. Vittorio Sorrenti ,Diizionario della lingua catanzare, Ed, La Rondine; e ance in vario modo Benedetto Battipede, izionario del dialetto di Castrovillar, Ed. Il Coscile) . Essa è parola che indica tutto se accompagnata dal predicato “ ‘na bella troppa di ficu” o per indicare la pianta del fico giovane e cioè “ ‘na ficuzza”, e cioè il fico in crescita.. Ma la pianta in parola non appartiene solo al mondo vegetale, essa è cosa di Dio offerta all’uomo .E noi non smetteremo mai di onorarlo per questo gran dono.

E magari fosse per tutti così!:  l’uomo invece è perverso  Ama le guerre e se ne ricorda delle donne solo in momenti particolari Uno di questi è nel par. che segue.

  1. segue. Come ad esempio in quello della smielatura quando l’intelletto è andato già in pezzi [sono i “frammenti dell’anima “ delle poesie giovanili del vs Autore a ricordarlo (“ Rammenti Venny la dolce follia che ci invase  ecct.:  da  “… e posarla in frammenti”, ed, ARS, 1948) o i Fagnenta petrarcheschi] e non si rende conto di quel dono E non vuole sapere che quel meraviglio frutto che è l’espressione del suo corpo , appartiene ad una donna che cambierà il mondo da qui a pochi anni: sarà profeticamente nel 2019. Aiutiamola a cambiarlo. Poi capiremmo davvero anche la smielatura.

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