Globalizzazione e tendenze di ieri e di oggi

Dalla

globalizzazione alle moderne tendenze nazionalistiche

Che piacere leggere (anche la lettura è davvero un piacere!) di studsdi  seri che ti consentono di guardare al presente con gli occhi del passato. E’ il caso ancora di Fulvia  di Luise (I filosofi e la città, in AA.VV. , L’ascesa della Macedonia  e le conquiste di Alessandro Magno, in La Stria diretta da A.Barbero, 2917 ,vol.8, p.593  ss.)  che si avventura nel rapporto della filosofia  nascente  (siamo nel IV sec. a.C.) con la politica. Allora della polis dove il periodo socratico era filosofia della vita e del modo di vivere. La “biofilosofia” come a me piace definirla nasce con Lui e forse muore con Lui quando nel 399 a.C. viene “giustiziato”.Se non fosse stato per Platone  che ci dice di Lui: sì de proprio Maestro.Non è cosa di tutti gli allievi che invece hanno preso e non hanno dato.

La vita è libertà e assenza di dominio dell’uomo sll’uomo e non soltanto un fatto biologico( v. Capizzano, Vita e integrità fisica, in Novissimo Dig. it dell’Utet,).All’insegna dell’arroganza e del potere nascono le egemonie contro cui Socrate e i suoi allievi lottarono. con Platone soprattutto che visse il sogno della balla città (kallìpolis) luogo dove l’individuo  avrebbe vissuto la sua esperienza esistenziale, mentre la democrazia si corrompeva  nelle oligarchie.

E così che l’allievo di Platone , Aristotele, vive la degenerazione dei tempi e contesta  la realità  del modello di polis com una famigli  dove tutto è “comunanza”:un sogno trppo bello per realizzarsi e che Egli alla fine considera addiarittura “indesiderabile” (ivi,.p.612).Era la vittori  di Filippo II  a Cheronea  nel 338 a.C. ad aver segnato per sempre  il destino della polis- osserva la  Di Luise (p.610) e si profiulava all’orizzonte  la forza del figlio  parricida , Alessandro Magno, i  Greci non erano ormai diversi da barbari “ dentro l’immensa compagine  dell’impero  realizzato “dallo stesso  ( ivi p.619).

Restava soltanto la tristezza (meglio l’età di Pericje) nell’ Aristotele politico (non nei sedicenti filosofi di oggi)  per un mondo a misura dell’uomo egoista che quella sorta di globalizzazione  ante litteram aveva privato dei suoii spazi esistenziali.

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Gli scrittori non muoiono

Gli scrittori non muoiono

Senza essere disseppellito da mano miracolosa né tornato in vita per aver ricevuto le cure  (e che cure! ) di Osiride che solo  noi  Filosofi della sessualità  conosciamo ,Umberto Eco firma  una nuova collana editoriale intitolata  alla “Storia della civiltà europea”(vol.1 ,L’ANTICHITA’- Le civiltà del vicino Oriente, per la Biblioteca di  Repubblica -L’Espresso, 2017).

La ragione è che lo scrittore era l’autore del progetto editoriale che quindi ha inizio  nei 50 volumi programmati  e con più di trecento studiosi che li scriveranno: ma ad Umberto Eco il merito di averne programmato la nascita sì che in sua memoria  l’editore ha voluto (p..5)  avviare la benemerita iniziativa.. Gli scrittori  sopravvivono a se stesi.

E qui il discorso diventa  più impegnativo. Il  tempo della sopravvivenza  non è per tutti lo stesso.

Durano di più quelli che hanno da tramandare. Sempre beninteso  attraverso i loro lettori cha alimentano tale memoria.

Per tutti invece la soccombenza per mano dell’ETERNITA’  come ci ricorda il Petrarca dei Trionfi.

Amen

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Ieri (IV sec. a. C.)come oggi (III millennio d.C.)

Mieli Cacciari e RossiLa lezione socratica di ieri (IV sec. a. C) per oggi, ma l’oggi come ieri.

Nella bellissima rievocazione di Fulvia De Luise del rapporto dei filosofi con la politica ,intitolata, appunto ,a “I filosofi e la città” (vol. 8 de “La Storia”  diretta da Alessandro Barbero, p.693 ss , ed .Corriere della sera, 2017.) sembra che la nostra scrittrice esorcizzi il mondo dei nostri filosofi ( ma dove sono?, a parte Cacciari che c’è in quanto è sempre in tv, ,ora ospite di questo o quel programma come nella Foto) nella devastante crisi morale dell’ inizio del terzo millennio d. C

.E lo storico Tucidide nelle vesti di Paolo Mieli presenzia  registrando gli scorci avvilenti  della nostra storia. E’ come se si ripetesse  un film già visto : un Alcibiade (forse si chiamava Enrico Rossi?)che  si rimprovera di non aver tratto profitto dalla lezione socratica. E parla forse , a nome dei tanti (non se ne conta il numero)  illustri…. cittadini  ancora e sempre  in cerca di fama e onori  e che non si vergognano di aver ammassato tante ricchezze ( più che ne potevano) senza pensare a quella loro “anima” ( ma ce l’avevano anche loro?) e di avere  cura dI SE STESSI secondo l’appello di Socrate.  ( così parafrasando dalla De Luise che più incisivamente trascrive dall’ ”Apologia di Socrate” del Platone nella traduzione valgimigliana, ivi  p.602

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Un sogno per l’Università in parte vissuto

Un sogno per l’Università solo in parte vissuto

come in in Juan Carlos De Martin che divaga troppo sulle soluzioni che prospetta e l’analisi comparativa  che le accompagna facendone un libro ( v. diffusamente “Università futura (tra decadenza e Bit), Codice  edizioni, 2017) e quindi una Università di carta anche se rivitalizzata dalla mezza ma procace figura di una studentessa che compare in copertina; ma, occorre subito dirlo e giustamente rilevarlo che unpunto ci unisce e riguarda la sostanza dell’insegnamento universitario ed è lo sviluppo della personalità degli studenti  e cioè contribuire a farne delle identità in quanto persone.(p.92 ss.).Ciò sarà possibile  soltanto in quanto  quella personalità è –per usare le parole di Gramsci  che De Martin cita espressamente a pag.95- essa sia “conquista di una coscienza superiore”.

E così che i miei studenti dell’Università di Camerino salivano in cattedra e dialogavano con le istituzioni europee

Prosegue.

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Come Eurialo e Niso, ma è solo apparenza

Nisos_Euryalos_Louvre_LL450_n2Ricordano Eurialo e Niso, ma l’apparenza di un’amicizia fa il resto

A prima vista sembra di percorrere il poema virgiliano che esalta l’amicizia , storia ripresa a distanza di tanti secoli da Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso dove analoga inseparabile amicizia, se non da morte, lega Cloridano e Medoro. A quella a storia si sonno ispirati anche artisti come Jean Baptiste Ramon con la scultura del 1827  esposta  nel Louvre e qui  in Foto.

E sempre per amicizia l’orrendo delitto nel ferrarese dove il giovnle sedicenne chiede all’amico una “mano” per uccidere mamma e papà. E solo per amicizia !

Spavaldi quanto Eurialo e Niso, gli eroi! ferraresi !

Il delitto è l’ennesimo fatto di sangue cresciuto in questi tempi orribili  in cui finanche l’amicizia  è prestata ai misfatti. D’altra parte ci sono gli amici degli amici …

C’è da interrogarsi perché tutto ciò accada. Ci sarebbe solo da ricordare le colpe di uno Stato che  fa finta di non capire che la cultura  non alberga più  tra noi : non valori , come, appunto l’amicizia da trasmettere .Ma quella vera, però.

 

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Dante e il castello di Gradara

DANTE e il castello di Gradara

Gradara è il luogo dove secondo la tradizione si consumò il femminicidio e l’omicidio degli amanti per antonomasia dell’inferno dantesco. Ma anche il  luogo dove era nato l’amore.

Meritavano il secondo cerchio di quest’ultimo? Insomma cosa pensava Dante dell’amore “di questo desiderio dell’altra  e dell’altro che ci salva la vita”?  E di cui  Dante aveva piena consapevolezza (e v. su ciò  Franco Nembrini, Dante, poeta del desiderio, Ed. Itaca, 2011 e successive ristampe,  fino alle pp. 28.29 e soprattutto quest’ ultime).

Ma è la ragione che fa prevalere Dante? La condanna all’Inferno ne sarebbe testimonianza (il libro indugia su ciò e l’A. sembra  la pensi allo stesso modo: pag.149).Vecchia questione  affrontata da tutti  i  dantisti (soprattutto da Malato a Giovanni Reggio) e dall’”esperto “, ma ci sono anche quelli come Dante  che restano “bestie” abbagliati dall’aspetto fisico della donna ,Come fu per Francesca e Paolo ,qui  il desiderio è macroscopicamente carnale.E Dante, il poeta,  sembra addirittura cambiare  poetica  stilovistica. E c’ è un fatto importante : l’assassino. Il marito di Francesca, l’autore del  femminicidio induce, nella contemporaneità tragica dell’oggi, a dire che c’è anche una RAGIONE  che dovrebbe prevalere  sull’istintività del desiderio di uccidere e di vendicare i tradimenti. Di ciò sembra anche  degna di considerazione   la ferma condanna  dell’assassinio di Francesca  da parte della stessa assassinata: il modo , la bestialità (questa sì)  dell’’istintività che non ha dato possibilità di riscatto al pentimento eventuale e al perdono. Nella  nostra rappresentazione del Paradiso è lì che avremmo  posto gli amanti (ad indicarci la strada della vita) lasciando  nella zona “Caina”, la peggiore di questo sito nell’immaginari dantesco, il solo assassino.

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