L’orologio

 

 

Si è fermato anche per Lui, Rodotà.

Un amico di vecchia data ( Lui al Liceo , io al Ginnasio del Bernardino Telesio di Cosenza, Lui rapida arrampicata alla cattedra con Rosario Nicolò, io tarda  ma solo, arrivato all’ordinariato,  con le mie mani e contro qualche c.d. maestro – volutamente con la minuscola di cui parleremo-.

Ed ora, non aspettatevi né panegirici né il cordoglio d’uso. Sono dichiaratamente stoico e non mi rattrista più di tanto mai nessuna morte. Anche, ovviamente, quella di Rodotà di cui perdo un amico con cui ci capivamo a distanza anche dopo i contrasti di Bari  (1971)sull'”utilità sociale: le discussioni tra persone intelligenti solidificano, quando non creano l’amicizia .E’  la “comprensio” la sua forza. Poi ci siamo visti più volte e l’ultima ad Acri (dove Lui andava a raccogliere qualche premio, di cui andava ghiotto). Una cattiveria ? no! veramente “no”. E’ tanto per addentrarci, o cercare di farlo,  nel suo mondo: girara, girava tanto: una volta lo incontrai solo soletto d un fiera.fieretta del libro, curioso sempre di sapere e di conoscere tutto, finanche il “bio-diritto” l’ultima frontiera giuridica ch’Egli anticipò. E fece parte anche della mia Rivista giuridica Diritto-Economia che però ebbe  vita  breve come le stelle troppo luminose.

Ed ora siamo in cielo” non nei cieli” ( che sono solo di Dio); e incomincia il non-panegirico ; incomincia proprio  da qui.. All’uomo Rodotà  forse   è mancata l’idea (Lui che ne aveva tante! da intellettuale dal sapere e, soprattutto – com’è nell’indole di ogni vero ricercatore –  dal voler sapere  senza confini)  della “trascendenza” e più che l’idea lo spirito di essa, il sentire la stessa. E  allora com’era possibile trasbordare dal diritto al genere letterario ? ( Un ‘occasione. ma sciupata, l’ha avuta, col libro Laterza sull’amore).

Ciò spiega come Egli rimase sempre un giurista  ( un Maestro del dirritt0 come preciseremo) e non si imparentò se non con la letteratura giuridica e mai ebbe “voli” letterari ( come hanno fatto, bene o male, fra i tanti’ da Cordero all’ultimo Cavallone) ossia non sperimentò mai quella che i veri letterati e poeti (non mi risulta che ne abbia scritto una, neanche in gioventù) considerano la “creazione”-

La realtà sociale la osservò, attentamente, e vi si immersrse attraverso la politica illuso anche Lui di cambiare qualcosa non riuscendovi, con l’amara conclusione che si trare dalla sua e dalle altre tantissime esperienze, che essa può rivivere solo trasfigurandola  letterariamente. E cos’ ci congiungiamo all'”orologio” di Maria Antonietta Ferrarolo ( ediz Pacini) non perché ha in copertina  quell'”orologio” che ogni tanto si ferma- e ciò accadrà per tutti-   ma perché attraverso lo studio del Gattopardo (alla cui analisi letteraria i Saggi dell'”Orologio! sono dedicati)  la scrittrice  ben descrive quel momento creativo che dalla realtà si trafigura in costruzione letteraria : e ciò vale non solo per l’opera di  Tomasi di Lampedusa, maper ogni altra degna di questo nome:” nel romanzo di Lamprdusa  – scrive, a pagina 40,  la Ferrarolo-, la messa in romanzo della storia disvela come l’intreccio gattopardesco viìva nello spazio  di intersezione tra le due aree della veridicità dell’elemento fattuale e l’arbitrarietà della costruzione letteraria”.

E torniamo al Maestro (con la meritata “M” maiuscola): questi non è  colui che briga mattina e sera per preparare i concorsi di allievi bravi  ed “asini” Per lui non fa differenza, basta che siano suoi fedeli); si che una volta piazzati i primi seguiranno tra i bravi anche gli asini e la cordata non finirà mai lasciando poco spazio ai giovani di talento  ma liberi e indipendenti.Ed è così, purtropo ridotta per colpa di questi maestrucoli, le nostra Università.Grazie ai maetri “delinquenti” e non  a persone dalla limpida coscienza di Stefano Rorotà.

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