Lettura di Piperno

Riflessioni sul metodo di vivere : amo troppo la vita per non pensare di sentire che ne esista una migliore.

Ecco, potrebbe essere, declinando i verbi AL PASSATO, un bell’epitaffio. Quello che mai avrebbe pensato di scrivere per sé un tipo come Stendhal. E gli che viveva per scrivere, anzi  che scriveva come viveva  senza darsi  carico  di affinare o rivedere ciò che scriveva .Quello che aveva  già scritto era un pezzo di vita viissuto  che  si rifiutava d’essere  vissuto una seconda volta (anzi che Lui, l’Autore Stendhal, si sarebbe rifiutato di vivere). .

Queste riflessioni seguono alla lettura del recente saggio di Piperno (Il manifesto  del libero lettore, Mondadori), che non saprei definire se non  come saggio di critica letteraria, epperò innovata  profondamente. Ma il genere di  appartenenza  è quello.

Innovato attraverso la presentazione dei  personaggii   di una narrativa di “massimi” scrittori di romanzi che va da Tolstoy  a Flaubert, Stendhal e Nabocov, passando per la “scoperta”  di  Svevo, il più infelice dei personaggi  come Zeno. Ciò da la misura di come il genere letterario nel quale si colloca il libro di Piperno si   arricchisce di una novità che la dice lunga sugli intenti presumibili del nostro  critico (che accenneremo alla fine) : la biografia , anzi le biografie; quelle degli Autori  non sono necessarie, sono più che sufficienti , quelle dei personaggi  come Zeno; e così nella solitudine con se steso  quelli del “Rosso e il  nero “:  macchinette  per fotografare se stesso ,anzi dice Piperno, l’ “amor proprio ferito”, una  società che lo esclude dalla cerchia degli altolocati  anche quando   gli appartenenti alla “casta” sono di genere femminile.

Soffrono tutti  questi personaggi  per motivi vari (sempre frivoli  per uno stoico come Seneca  ache quando si tratta della perdita di propri cari o dell ‘amore che Emma non riesce a coltivare, infelice anche Lei, votata al suicidio. E tutti una fine  tragica, da Anna  Carenina alla Lolita  Perchè?   Occorrerebbe scandagliare nell’animo malvagio  di questi  grandi romanzieri. Che mettono sentimenti poco nobili (come la vendetta) nelle pozioni odiose di una narrativa di cui lo stesso Piperno non sa fare a meno, pur nella cosapevolezza che un’ “idea malsana di letteratura” attanaglia il bel  narrare   di due dei grandi,Tolstoj eFlaubert. E forse il nostro soffre, anch’Egli, di qualche idea ossessiva (come quella ad es. di non essere stato all’altezza a tuttoggi di questi Maestri del romanz0).

Lo sforzo interpretativo  di Alesandro Piperno sui suoi irrinunciabili Autori si sofferma in profondità  sui personaggi che scarnifica, restituendoli   al “libero lettore” liberati (magari fosse!) dalle loro ossessioni inventivamente  “belle”, ma   malefiche.

E l’arte è libertà e la lettura, anch’essa postulante libertà è libero arbitrio.

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