La gioia di vivere e Dio.

La gioia di vivere e Dio

L

donna e basta
Donna semplice all’antica

a nostra gioia di vivere è un sentimento personale, spesso solo egoistico, che ha un contenitore da riempiree di quel sentimento, fatto  di sensazioni , di convincimenti  personali e dei conseguenti modi di viverli. Può esaurirsi  in noi e non toccare direttamente  gli altri; la vita di ognuno è solo il suo contenitore.

Le vicissitudini della vita stessa (o la vecchiaia semplicemente) ci possono indurre ad evocare quella “gioia” perduta  e ad esorcizzarne la rinascita  anche per poco. E’ la cieca illusione di ognuno che vive così il suo transito nel tempo.

Perché in un discorso  così terreno ho evocato Dio ? La ragione è più semplice di quanto si posa pensare e la esplicitiamo – com ’è solito fare l’umano-  attraverso il filtro di concetti che fanno apparire le similitudini e le differenze. E così appare evidente  che Dio non vive la “gioia di vivere nostrana” perché non ha una vita da vivere nel tempo.

E allora?

C’è in Lui sicuramente un’altra “gioia”, quella che è sempre  presente nelle buone creazioni , e solo per averle compiute: la Genesi ce ne dà piena conferma. Egli è gioioso di  compiacersi della sua “creazione”.

Riflessioni queste che fanno di tanto in tanto emergere  nell’umano fare quel sentimento  che origina dalla ”creazione”, rectius dalle cose fatte dall’uomo, così ad es. la gioia del Maestro che si compiace dell’allievo la cui preparazione ha eguagliato la sua o l’ha superata. Sentimento che è dei genitori che ad es. hanno contribuito alla crescita morale dei figli, E l’esemplificazione potrebbe contnuare.

E queste considerazioni , se lasceranno una traccia di “ulteriore” riflessione nel lettore non avrò che daregistrarne piacere.

A me sono state dettate dalla partecipazione, nella Chiesa della Trinità di Civita in Castrovillari, ai funerali di donna Annina De Gennaro, ved. Ferrari, compendiate dal pensiero che ho lasciato sul Libro delle  presenze e che diceva: “Un bacio e che Iddio  ti accolga Gioioso “.

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Rodotà

Una certa  persistente  impressione, ancora a distanza di qualche settimana,  ha suscitato la morte di una intelligenza  viva e creative quale era  quella del collega Stefano Rodotà, tanto da indurmi a qualche riflessione.

Non già sulla  sua produzione scientifica che ogni docente si vanta, a torto o a ragione,  di aver prodotto quanto per un  altro dato quantitativo .che attiene al non aver avuto una pletora di allievi-colleghi ma solo alcuni (forse due soltanto) e non la pletora di cui mena vant0 qualche altro , diciamo, collega ancora vivente.. Il dato negativo è oltremodo positivo per quello che lascia intuire. Anzi, occorre investigare su tale dato  e forse ci sarebbe materia per denunciare il fatto a tutte le procure d’Italia.

Ecco è mancata a Rodotà questa strategia nefasta per l’istituzione universitarià..Ancora un dato negatvo che fa tanto  onore a Stefano Rodotà. Egli non ha brigato per entrare in commissioni e non vi ha fatto entrare quelli già vaccinati al vetriolo della c.d.  terna di una volta e oggi del’ idoneità  accontentatosi  dei livelli più bassi, i professiri associati.Un vero e proprio esercito  da schie non ha iarare a sbarramento di chi  vale ma non ha un “padrino”.

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