Analisi dell’ineffabile incontro di Elisabetta cin un’altra donna di nome Maria

Or sono più di duemila anni fa ; e in quel di Nazareth Elisabetta, moglie di Zaccaria con queste semplici due parole accoglie Maria. E così inizia  la visita di Maria “ la madre del Signore; ad Elisabetta , visita che si protrarrà per ben tre mesi.(1). Ma le due donne non sono sole. La voce di saluto iniziale di Maria verso Elisabetta, infatti, farà sussultare il bambino che è nel grembo di donna sterile e avanti negli anni come lo era lo stesso Zaccaria incaricato del servizio sacerdotale al Tempio.

“ A che debbo  che la Madre del mio Signore venga a me?” Sono due donne che  portano nel loro grembo due bambini, Battista e Gesù, E assieme a queste vite, aleggia lo Spirito Santo .Elisabetta, appena udita la voce di Maria “fu piena di Spirito Santo” dice l’evangelista Luca  tanto rispondere a gran voce a quel saluto: Oh Maria piena d  i”grazia”!

Incipit un’analisi che affonda in questo aggettivo lo sguardo, prima che la mente dell’uomo.Perche si sa, quanta malizia che è in costui. Maria era un bella donna, bella dir poco. Tanto che Dionigi l’Areopagita nel far sapere a Paolo di aver incontrato Maria ad Efeso dove si era ruifugiata dopo la morte di Gesù, rimase senza parole per descrivere la sua bellezza.Ineffabile, appunto: da non potersi tradurre in parole. Il maschio calabrese direbbe che doveva trattarsi di “ ‘na bella troppa”, insomma un bel tocco. Insomma era un donna, appena incinta,  e si sa il ventre richiama il basso ventre, Fin qui l’immaginario umano che spesso non sa andare olre. Maria non era soltanto di indescrivibile bellezza, ma era  ”piena di grazia”.

Su questo termine si appunta l’analisi filosofica e del linguista. Per quest’ultimo (v.ad es. De Mauro, alla voce del suo Dizionario italiano, Paravia,) esso termine indica “l’insieme delle caratteristiche estetiche o di comportamento che rendono  (qualcosa)attraente o affascinante” .Ad es. la grazia femminile

E quindi il termine esprime la forma più che la sostanza della “cosa”. IL concetto, in filosofia ,.si radica linguisticamente nell’etimologia latina (favore, benevolenza, riconoscenza) e greca (charis) e ancora una volta tratteggia aspetti  che attengono alla forma del “dare” e nel’ antichità precristiana dove le “Grazie”. rappresentavano divinità che “elargivano doni agli uomini”, tra cui ( oltre alla gloria, il talento e la sapienza) primeggia, ovviamente la bellezza (v .”dizionario  di Filosofia Gremese.Larousse”, Gremese Editore, 1984).La venatura del linguaggio è senz’altro in fin dei conti erotico-sessuale e le Grazie del Canova  ne documenta ad oltranza, nella veridicità, la carne dei marmi che tanto eccitò la fantasia non solo del Foscolo ma dello steso Canova che già nei marmi fidiani del Partenone rinveniva la carne della donna.

Di là da questa sicuramente appetibile visione che è nella “carne” che si fa arte e modo di vivere nell’esteti dell’immaginario collettivo al femminile, e che trova gratificazione nel dono di genere di queste creature (più grossolanamente in Giorgione) e che può essere  dell’immaginario, finanche delle nostre madri (col ricordo di Edipo)  e della stessa “Madre di Dio” che è la giovane  Maria-donna, fa rabbrividire  il giudizio  di chi  da una c.d. “Inchiesta” (V .Augias-Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli , 2013) ,ragionando discorsivamente su l peccato originale, ne desume che, pur essendo senza peccati, non poteva esserne esente Maria di Nazareth ce definisce “concupiscente”. Essendo il peccato originale universale , perchè trasmissibile da generazione a generazione secondo Sant’Agostino la cui autorità, per l’occasione,  è invocata da Corrado Augias. Umane, tropo “ umane fantasie” a fronte del mistero delle cose. Laddove, peraltro, la differenza concettuale tra concupiscente e concupiscibile è evidente: mentre la concupiscenza degli umani (uomini e donne) , oltre ad essere una virtù dal nostro punto di vista, anche sul piano fisiologico non è confacente  con chi, pur essendo donna  non conosce uomo (Luca, nell’Annunzio della nascita di Gesù con la risposta di M. all’Angelo) alimentandosi quella “virtù” dalla memoria erotica che Maria, quindi,  non poteva avere [Continua]

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