Continua dal 10.06, l’ Analisi dell’incontro Elisabetta e Maria

ANALISI dell’INEFFABILE INCONTRO di Elisabetta con un’altra donna di nome Maria

L’incontro fra le due donne, peraltro mezze parenti , nasce dalla visitazione di Maria   ad Elisabetta. Maria è giovane  ed Elisabetta molto avanti negli  anni , ma (ciò nonostante  l’età ) rimesta incinta. Ma queste cose non contano  anche se sono sostanza dell’incontro e delle loro vite, perché anche Maria, per virtù dello Spirito Santo è incinta.

Ma torniamo al momento dell’incontro. dominato dal saluto, che ora tutti i  fedeli conoscono, come  espresso dalle parole:

Ave Maria piena di grazia /Tu sei la benedetta fra le donne/e benedetto è il frutto del tuo ventre, Gesù.

PAROLE SEMPLICI MA CHE VANNO ANALIZZATE.. Esse costituiranno nel tempo la preghiera universale del popolo dei cristiani

SALUTO DI POCHE PAROLE MA INEFFABILE.

Perchè? E’ quanto vedremo ni limiti della capacità umana.

Or sono più di duemila anni fa ; e in quel di Nazareth Elisabetta, moglie di Zaccaria con queste semplici due parole accoglie Maria. E così inizia  la visita di Maria “ la madre del Signore; ad Elisabetta , visita che si protrarrà per ben tre mesi.(1). Ma le due donne non sono sole. La voce di saluto iniziale di Maria verso Elisabetta, infatti, farà sussultare il bambino che è nel grembo di donna sterile e avanti negli anni come lo era lo stesso Zaccaria incaricato del servizio sacerdotale al Tempio.

 “ A che debbo  che la Madre del mio Signore venga a me?” Sono due donne che  portano nel loro grembo due bambini, Battista e Gesù, E assieme a queste vite, aleggia lo Spirito Santo .Elisabetta, appena udita la voce di Maria “fu piena di Spirito Santo” dice l’evangelista Luca  tanto da rispondere a gran voce a quel saluto:” Oh Maria piena d  i”grazia”!

Incipit di un’analisi che affonda in questo aggettivo lo sguardo, prima che la mente dell’uomo.Perche si sa, quanta malizia che è in costui. Maria era un bella donna, bella  a dir poco. Tanto che Dionigi l’Areopagita nel far sapere a Paolo di aver incontrato Maria ad Efeso dove si era rifugiata dopo la morte di Gesù, rimase senza parole per descrivere la sua bellezza .Ineffabile, appunto: da non potersi tradurre in parole. Il maschio calabrese direbbe che doveva trattarsi  di “ ‘na bella troppa”, insomma un bel tocco. Insomma era un donna, appena incinta,  e si sa il ventre richiama il basso ventre, Fin qui l’immaginario umano che spesso non sa andare olre. Maria non era soltanto di indescrivibile bellezza, ma era  ”piena di grazia”.

Su questo termine si appunta l’analisi filosofica e del linguista. Per quest’ultimo (v.ad es. De Mauro, alla voce del suo Dizionario italiano, Paravia,) esso termine indica “l’insieme delle caratteristiche estetiche o di comportamento che rendono  (qualcosa)attraente o affascinante” .Ad es. la grazia femminile

E quindi il termine esprime la forma più che la sostanza della “cosa”. IL concetto, in filosofia ,.si radica linguisticamente nell’etimologia latina (favore, benevolenza, riconoscenza) e greca (charis) e ancora una volta tratteggia aspetti  che attengono alla forma del “dare” e nel’ antichità precristiana dove le “Grazie”. rappresentavano divinità che “elargivano doni agli uomini”, tra cui ( oltre alla gloria, il talento e la sapienza) primeggia, ovviamente la bellezza (v .”dizionario  di Filosofia Gremese.Larousse”, Gremese Editore, 1984).La venatura del linguaggio è senz’altro in fin dei conti erotico-sessuale e le Grazie del Canova  ne documenta ad oltranza, nella veridicità, la carne dei marmi che tanto eccitò la fantasia non solo del Foscolo ma dello steso Canova che già nei marmi fidiani del Partenone rinveniva la carne della donna.

 Di là da questa sicuramente appetibile visione che è nella “carne” che si fa arte e modo di vivere nell’estetica dell’immaginario collettivo al femminile, e che trova gratificazione nel dono di genere di queste creature (più grossolanamente in Giorgione) e che può essere  dell’immaginario, finanche delle nostre madri (col ricordo di Edipo)  e della stessa “Madre di Dio” che è la giovane  Maria-donna, fa rabbrividire  il giudizio  di chi,  da una c.d. “Inchiesta” (V .Corrado. Augias-Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli , 2013) ,ragionando discorsivamente su l peccato originale, ne desume che, pur essendo senza peccati, non poteva esserne esente Maria di Nazareth che definisce “concupiscente”. Essendo il peccato originale universale , perchè trasmissibile da generazione a generazione secondo Sant’Agostino la cui autorità, per l’occasione,  è invocata da Corrado Augias.

Umane, troppo “ umane fantasie” a fronte del mistero delle cose. Laddove, peraltro, la differenza concettuale tra concupiscente e concupiscibile è evidente: mentre la concupiscenza degli umani (uomini e donne) , oltre ad essere una virtù dal nostro punto di vista, anche sul piano fisiologico non è confacente con chi, pur essendo donna  non conosce uomo (Luca, nell’Annunzio della nascita di Gesù con la risposta di M. all’Angelo) alimentandosi quella “virtù” dalla memoria erotica che Maria, quindi,  non poteva avere

Questo concetto della “grazia” corrispondente all’assimilazione dell’endiadi Bellezza= Corpo è penetrato anche nei Dizionari della lingua italiana che la riassumono nell’”insieme delle caratteristiche estetiche o di comportamento che rendono attraente e affascinante la  grazia femminile”( così De Mauro, nel suo Dz.) e cioè svelandone il suo sex-appeal.

Di là dagli aspetti fisici concernenti Maria, che pure la semantica dei concetti di “bellezza” e “grazia”, fa registrare come facenti parte del concetto di amore (così, ci sembra, nell’analisi del pensiero di Leone Ebreo fatta da Eugenio Garin, L’umanesimo italiano, Editori Laterza, 1993, p.145), il rapporto di “concupiscienza” , se così vogliamo chiamarlo non è tra la donna-Maria e l’uomo, ma – cosa ben diversa- tra Maria e Dio.

Trattasi dell’amore nel rapporto divino e non in un “vincolo umano”.

Aperta e chiusa la parentesi del “vincolo umano” nel quale la gran parte degli uomini si riconosce riconoscendo ed esaltanto la corporeità della “grazia femminile “(da Canova a noi tutti)impersonata dalla Venere di Milo o dalla Tre gazie canoviane,

l’analisi va indirizza a cogliere l’essenza dell’espressione che è racchiusa nel saluto: “Ave Maria piena di grazia” .In greco kecharitomène, la “grande parola” come l’ha definita Giovanni Paolo II in una lettera indirizzata a Mons. Pasquale Macchi ,delegato pontificio al Santuario di Loreto (in “Maria nel mistero del Verbo incarnato”, a cura della delegazione pontificia per il Santuario della Santa Casa di Loreto,, nel VII Centenario Lauretano, 1994, p. 11 ess.). Essa , dice G.P: II, “proclama la verità fondamentale che all’inizio di tutto, nei rapporti fra Dio e la creatura, c’è il dono gratuito . la libera e sovrana elezione di Dio , tutto ciò insomma che nel linguaggio della Bibbia è racchiuso nel temine “grazia” concludendo così (sempre ivi, p12): “La grazia di Dio è la spiegazione ultima di tutta la grandezza di Maria e, dietro di Lei, del suo castissimo Sposo S,Giuseppe(…)”.

La concupiscenza, che appartiene  agli umani- viene dal desiderio come bisogno fisiologico che genera l’amore  come “brama  smodata (irragionevole) di possesso” (v. femminicidio) laddove  l’amore  è “padre del desiderio  e figlio della ragione”: una ragione “ estraordinaria che non comanda  (ivi, op.cit., stessa  pag.) più all’uomo di conservar se stesso, ma di donarsi, di offrirsi  tutto all’amato, di confondersi con l’amato  amatore nel fattivo processo universale”.

Di questo in fondo si è trattato, in quell’incontro  di poche parole  registrato dal Vangelo di Luca: creare, progettandolo, a misura d’uomo, un nuovo mondo universale Gli esecutori di questo meraviglioso progetto erano due  bimbi ancora nei grembi materni, il futuro Giovanni Battista e Gesù di  Nazareth.

A quella fonte dobbiamo ricorrere ancora per cogliere  il significato  del tutto  attraverso la presenza partecipata dei bimbi in grembo anche a costo di sacrificare  la presenza degli adulti (Sooto tale profilo si giusticano le tante Madonne, dipinte col “bambino). Invero è il bambino che ha in grembo Elisabetta  a “sussultare” non  appena Elisabetta ode il saluto di Maria. E’ tramite il bambino  che lo Spirito Santo  si trasmette all’anziana donna  inondandola . Ella si riempì di Spirito Santo.

Fermiamoci, un attimo! Anche noi dobbiamo tirare un respiro tant’è misterioso  e indescrivibile   con le parole quello che succede: ”appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo  ”. E si tratta  di un “sussulto di gioia”.

Maria, com’è risaputo aveva concepito per opera dello Spirito Santo, non avendo mai conosciuto uomo ed era, nella visitazione ad Elisabetta che si sta analizzando, “piena dello Spirito Santo” (sic! in G.P.II.,, loco ult. cit.) allo stesso modo in cui lo era  Elisabetta  (Lc): Entrambe erano state prescelte come Madri obbedienti al volere di Dio. Elisabetta esclamò a gran voce:” Benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo” chiedendosi e chiedendole come mai “la Madre  del Signore” fosse andata da Lei.

La domanda è rivolta a Maria, ma la risposta è (a nostro modesto avviso) di entrambe ed è  in parte quanto le due donne si son dette  durante la permanenza  di Maria che si protrasse per ben tre mesi in casa dagli  Zaccaria.(Sul punto v. Capizzano,”Cosa si son dette in tre mesi”, in corso di stesura): in generale V.ad es. G.Ravasi,  La Bibbia di Gerusalemme, ed. .Corriere della Sera, 2006, vol. X, 1p.23 ss. che accosta la risposta di Maria al Cantico di Anna di cui in Samuele, 2.1, 10.) appaia pure opinabile  ma è realistica. Così come lo è nel clima di esultanza degli obbedienti a Dio di ogni essere umano di fede, uomo o donna.

[CONTINUA]

Approfondisci