La paginata del Corriere dedicata a Rubia e un mio ricordo personale

Avevamo conferito l’ennesima laurea  honoris e, dopo la cerimonia, io e Rubia, dalla piazza in Camerino ci eravamo avviati lungo il Corso  per  farci una passeggiata. Lo scienziato era persona comune che non ti metteva in soggezione, e ciò gli faceva onore . Non parlammo di “neutrini”, invece proprio di Lui, sì degli scienziati  di fronte al creato.

Argomento, che presupponeva un Creatore e la “bellezza” dell’Universo,  al quale io avevo dedicato  una riflessione e ne era nata una convinzione. Che, cioè gli scienziati inventano (da invenio, trovare) ciò che già esiste in “natura”).La loro forza  conoscitiva non è di tutti, sono uomini eccezionali, per intuito e cultura.

Essi scienziati non  inventano un bel nulla. Ora mi trovavo al cospetto nientepopodimeno  di uno di loro ma non avevo alcun timore a dirglielo e a ripetere il mio credo. Ma Lui  pienamente condivise il mio modesto parere. Con dovizia di argomenti mi rassicurò della verità di quel convincimento.

Proseguimmo la passeggiata  fino alla rocca borgesca e lungo il Corso di ritorno  ci abbracciammo in un saluto affettuoso.

Lo ringrazio e mi compiaccio della doppia paginata (da 36 a 37) che il Corriere della sera oggi gli dedica.

 

 

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Oggi, la tua Festa e la Festa dei “controroghisti”

Ed  io non posso far passare la giornata senza genuflettermi di fronte alla  individualità del gatto i cui tratti essenziali sono anche i miei.

Indipendente e goloso di lardo.

E alla categoria dell’indipendenza di giudizio  appartengono tutti coloro  che non sopportano l’intolleranza. Come quella che portò al rogo Giordano Bruno, Libero pensatore.

Ma il gatto se ne fotte degli intolleranti: padroni che non vogliono(poverini.. non possono sentire le sue grida orgasmiche) che io vada sui tetti dove mi aspetta la bella micia?

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LA VITA INVENTATA col lardo del 2019

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In memoria di un viaggio storico

Dovuta ad un grande della televisione italiana, Roberto Giacobbo,  la rievocazione  dell’istituzione a Rome, cent’anni fa, del  mausoleo al milite ignoto più noto come Altare della patria.

Che? Forse avete dimenticato  ch’essa- la Patria- è esistita e così l’abnegazione di uomini che sono vissuti per Lei. Personificata   nell’abbraccio morale di un milite senza nome  fra i tanti sepolti ad Aquileia di Udiine, ora  giace nel maestoso altare.

E Giacobbo con la sua carica sentimentale, nota al pubblico televisivo, ha con ciò voluto svegliare coscienze sopite nel sonno che annulla tutto, dimentiche di ciò che era l’amor di Patria. E ciò non per ricordarli in vita (tanto… che vuoi! sono morti) ma per ricordare i “morti che , anche senza nome , vivono” perché hanno creduto in valori d’altri tempi.

E noi aggiungiamo  alle migliaia   dei  morti senza  ance quello dal nome di un famoso giurista , Giacomo Venezian  (1861-1915)  su ci VV. il  ns saggio ” Giacomo Venezian, Civilista e agrarista, in Riv. dir comm. e di teoria generalee delle obbligazioni,nr.11-12,1992 e già in G.Martina  S.I.- E.Capizzano, Collana “I Maestri” dell’Università di Camerino , ! 1992, pp.65-106). Ivi è lumeggiata la figura di  studioso e di patriota, con la sua  attezionne per il “reale” in una concezione antindividualistica della società  e delmondo che  gli consentì immolarsi su fronte di battaglia all’età di 54 anni.

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