La metafora storica della Lega

Una lettura appassionante quella della scrittrice Andrea Marcolongo (La lingua geniale -9 ragioni per amare il greco, Economica Laterza, 2018)  che ha fatto da  spunto (p. 142 ss.) a quanto qui scritto. Nel parallelismo storico  della Grecia privata della sua identità quando irruppe sullo scenario di allora Filippo il Macedone che consacrò nella battaglia di Cheronea (338 a.C.) la sottomissione all’impero che fu, poi , quello di  Alessandro Magno; sorprende la storia dell’Europa che senza battaglie, ma con Trattati, sottomette a sé i sogni della Padania, ora di Matteo Salvini.

Intendo con ciò, non paragonare  questa (la c.d. Padania) alla polis (città-Stato) greca quanto sottolineare la similitudine di una vicenda storica successiva all’epoca bossiana limitata alla ventilata (rectius, propagandata) secessione dall’Italia, quanto sottolineare  la casacca stretta dell’UE per l’Italia della Lega di Matteo Salvini ( e non a torto) ma paradossalmente proposta  nei panni di un “oplita” greco del V sec. a.C., qui raffigurato alla guida di una ruspa. L’oplita a difesa  dell’acropoli contro tutto ciò che appariva barbaro solo perché straniero e la ruspa come clava che distrugge  ogni possibile resistenza di migranti. Ed ogni radice storica.

Fin qui l’analogia. Basta il senso della storia, però , per capire che la Padania con Pontida non è la polis greca si che non è possibile operare da eroi con la ruspa non essendo l’Italia fatta da polentoni mentre la globalizzazione sferra (ovviamente, l’ha già fatto) i suoi calci anche ai polentoni.

La favola sarebbe bella, la più bella che si  potrebbe  raccontare agli adulti se potessimo riconquistare come popolazione le radici; è consentito, oggi, solo al singolo scrivere (o meglio, riscrivere) la propria storia aspettando, tranquillo,  che il tempo la cancelli inesorabilmente. Ma, allora, non sarà più  nel suo potere opporvisi.

Abbiamo iniziato  a definirci europei  (come capitò ai Greci con l’ellenismo di definirsi “romani”  (p.149 del libro della Marcolongo) ma restarono greci senza la polis e noi calabresi senza la calabresità.Tempi che passano e tutto travolgono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *