In attesa del 2 febbraio: candelarum festum

LA VITA INVENTATA con la Virtù e i  virtuosismi  erotici di  una donna

che … musica!

Nella molteplicità delle accezioni che il termine virtù (lat., virtus) assume nella letteratura e filosofia ( v. sull’argomento N. Gardini, Le dieci parole latine  che raccontano il nostro mondo, Garzanti, 2018. p.125 ss.) non compaiono le  “vvrtù” e i “vituosismi” del partner femminile nei rapporti d’amore che il sesso fra i due può manifestare nella concretezza dei casi.

Proviamo, sì come l’argomento è di nostra precipua competenza (v. ns Dizionario di Filosofia della sessualità, El-Cap atque Editor, ed., Arcore 2018 e l’iconografia che l’accompagna), a soffermarci su di esso nonostante l’impervietà del percorso di concettualizzare esperienze e sensazioni che accompagnano lo sforzo filosofico nel tentativo di farle rivivere. Soffermandoci soprattutto sulla pagina del Gardini (p.135) in cui l’A., dando atto che sia Seneca che Cicerone (AA. ai quali si deve il maggior contributo di idee sulle stesse) non enumerano le molte virtù che al plurale compongono l’assieme  “Virtù”, ma non dimenticano tra le tante (giustizia, coraggio, prudenza ad es.) la virtù della temperantia o “ moderazionne” che a nostro avviso costituisce la vera anima dei gesti e comportamenti della donna in amor(e v .al riguardo,retro, il ns”La v. i. anche nell’amore più sfrenato, secondo moderazione”. E sulla moderazione torna subito dopo il ns  Gardini (p.136 sg.) che cogli nel segno quando ricorda che la temperantia è detta anche  frugalitas nelle Tusculanae disputationes – III, 8, 17)- di Cicerone, identificando due conetti che apparentemente sembrerebbero lontani tra loro. E, in effetti le cose d’amore non sopoortano fronzoli , cose cioè che vanno al di là del semplice che è naturale. Così si scopre il profondo legame che associa la temperanza al decoro e all’onestà (ivi, p136) proprio indugiando sul concetto di “natura” – diciamo noi della Filosofia della sessualità-  che non merita di essere violentata né tampoco bistrattata: essa vuole “non troppo” ma anche “non troppo poco.” E, ci piace infine, la sua associazione  addirittura alla “sapienza” nel De officiiis (I,43, 153; cit. sempre ivi, p137) di Cicerone  che “grandissima virtù, la più alta in assoluto, che studia i rapporti tra il divino e l’umano. E noi aggiungiamo , senza fa intervenire la politica a disturbare il ruolo di quest’ultima virtù, che è dte della nostra donna ch “sa ben governare” ,non la cosa pubblica, ma se stessa e quindi anche il suo partner.

E, aggiungiamo ancora , che la temperanza è nemica del suo contrario , e cioè fare sfoggio della sua virtù, essendo tale “modus”  proprio di Lei, del suo essere che è quello di non apparire ma vivere nell’intimità del rapporto -ad alios escludendum-. le emozioni che produce a se stessa .E quale altro sistema vi sarebbe al posto di centellinarle e farle  sopravivere a se stese  che la lentezza nell’indugiare, come fa Lei.  sulla  verga a pprezzandone  in corso d’opera le sue modificazioni verso  il raggiungimento del turgore?

POSTILLA :….aspettando il 2 febbraio

Con la CANDELORA tutte le feste si chiaman fora (compresa quella del mio 83simo genetliaco), mi pare si dica così. Ma io Filosofo della sessulita dico, a gran voce: fuorchè la “Festa alla donna” che merita le sia tributata ogni giorno.

 

 

 

 

 

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