La paginata del Corriere dedicata a Rubia e un mio ricordo personale

Avevamo conferito l’ennesima laurea  honoris e, dopo la cerimonia, io e Rubia, dalla piazza in Camerino ci eravamo avviati lungo il Corso  per  farci una passeggiata. Lo scienziato era persona comune che non ti metteva in soggezione, e ciò gli faceva onore . Non parlammo di “neutrini”, invece proprio di Lui, sì degli scienziati  di fronte al creato.

Argomento, che presupponeva un Creatore e la “bellezza” dell’Universo,  al quale io avevo dedicato  una riflessione e ne era nata una convinzione. Che, cioè gli scienziati inventano (da invenio, trovare) ciò che già esiste in “natura”).La loro forza  conoscitiva non è di tutti, sono uomini eccezionali, per intuito e cultura.

Essi scienziati non  inventano un bel nulla. Ora mi trovavo al cospetto nientepopodimeno  di uno di loro ma non avevo alcun timore a dirglielo e a ripetere il mio credo. Ma Lui  pienamente condivise il mio modesto parere. Con dovizia di argomenti mi rassicurò della verità di quel convincimento.

Proseguimmo la passeggiata  fino alla rocca borgesca e lungo il Corso di ritorno  ci abbracciammo in un saluto affettuoso.

Lo ringrazio e mi compiaccio della doppia paginata (da 36 a 37) che il Corriere della sera oggi gli dedica.

 

 

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