L’ineffabile Incontro di Maria con Elisabetta

Ezio Capizzano-Auctor atque Editor. Corso Luigi Saraceni 11 Castrovillari 87012 (Cs).-Tel. 339 7355644

ANALISI dell’INEFFABILE INCONTRO di Elisabetta con un’altra donna di nome Maria
L’incontro fra le due donne, peraltro mezze parenti (zia e nipote), nasce dalla visitazione di Maria ad Elisabetta. Maria è giovane ed Elisabetta molto avanti negli anni , ma nonostante l’età rimesta incinta. Ma queste cose non contano anche se sono sostanza dell’incontro e delle loro vite, perché anche Maria, per virtù dello Spirito Santo è incinta.
Ma torniamo al momento dell’incontro. dominato dal saluto, che ora tutti conoscono espresso dalle parole:
Ave Maria piena di grazia /Tu sei la benedetta fra le donne/e benedetto è il frutto del tuo ventre, Gesù.
PAROLE SEMPLICI MA CHE VANNO ANALIZZATE. Esse costituiranno nel tempo la preghiera universale del popolo dei cristiani .
Un SALUTO DI POCHE PAROLE MA INEFFABILE.
Perché ? E’ quanto vedremo ni limiti della capacità umana.
Or sono più di duemila anni fa ; e in quel di Nazareth, in Palestina, Elisabetta, moglie di Zaccaria con queste semplici due parole accoglie Maria.
E così inizia la visita di Maria, “ la madre del Signore”, ad Elisabetta , visita che si protrarrà per ben tre mesi. Ma le due donne non sono sole. La voce di saluto iniziale di Maria verso Elisabetta, infatti, farà sussultare il bambino che è nel grembo di donna sterile e avanti negli anni come lo era lo stesso Zaccaria incaricato del servizio sacerdotale al Tempio.
“ A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” Sono due donne che portano nel loro grembo due bambini, Battista e Gesù, E assieme a queste vite, aleggia lo Spirito Santo.
Elisabetta, appena udita la voce di Maria “fu piena di Spirito Santo” – dice l’evangelista Luca- tanto da rispondere a gran voce a quel saluto:” Oh Maria piena di ”grazia”!

Incipit di un’analisi che affonda in questa espressione lo sguardo, prima che la mente dell’uomo. Perché, si sa, quanta malizia è in costui. Maria era un bella donna, bella a dir poco. Tanto che Dionigi l’Areopagita nel far sapere a Paolo di aver incontrato Maria ad Efeso dove si era rifugiata dopo la morte di Gesù, rimase senza parole per descrivere la sua bellezza. Ineffabile, appunto: da non potersi tradurre in parole. Il maschio calabrese direbbe che doveva trattarsi di “ ‘na bella troppa”, insomma un bel tocco. Insomma era un donna, appena incinta, e si sa che il ventre richiama il basso ventre. Fin qui l’immaginario umano che spesso non sa andare oltre.
Maria non era soltanto di indescrivibile bellezza, ma era ”piena di grazia”.
Su questo termine si appunta l’analisi filosofica e del linguista. Per quest’ultimo (v. ad es. De Mauro, alla voce del suo Dizionario italiano, Paravia) esso termine indica “l’insieme delle caratteristiche estetiche o di comportamento che rendono (qualcosa) attraente o affascinante” . Ad es. la grazia femminile.
E quindi il termine esprime la forma più che la sostanza della “cosa”. Il concetto, in filosofia, si radica linguisticamente nell’etimologia latina (favore, benevolenza, riconoscenza) e greca (charis) e ancora una volta tratteggia aspetti che attengono alla forma del “dare” e nel’ antichità precristiana dove le “Grazie” rappresentavano divinità che “elargivano doni agli uomini”, tra cui ( oltre alla gloria, il talento e la sapienza) primeggia, ovviamente la bellezza (v .”Dizionario di Filosofia Gremese-Larousse”, Gremese Editore, 1984).La venatura del linguaggio è senz’altro in fin dei conti erotico-sessuale e le Grazie del Canova ne documentano ad oltranza, nella veridicità, la carne dei marmi che tanto eccitò la fantasia non solo del Foscolo ma dello steso Canova che già nei marmi fidiani del Partenone rinveniva la carne della donna.
Di là da questa sicuramente appetibile visione che è nella “carne” che si fa arte e modo di vivere nell’estetica dell’immaginario collettivo al femminile, e che trova gratificazione nel dono di genere di queste creature (più grossolanamente in Giorgione) e che può essere dell’immaginario, finanche delle nostre madri (col ricordo di Edipo) e della stessa “Madre di Dio” che è la giovane Maria-donna, fa rabbrividire il giudizio di chi – da una c.d. “Inchiesta” giornalistica (V. Corrado Augias-Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli , 2013) – ragionando discorsivamente sul peccato originale, ne desume che, pur essendo senza peccati, non poteva esserne esente Maria di Nazareth che definisce “concupiscente”. Essendo il peccato originale universale , e quindi trasmissibile da generazione a generazione secondo Sant’Agostino la cui autorità, per l’occasione, è invocata da Corrado Augias.

Umane, tropo “ umane fantasie” a fronte del mistero delle cose. Laddove, peraltro, la differenza concettuale tra concupiscente e concupiscibile è evidente: mentre la concupiscenza degli umani (uomini e donne) , oltre ad essere una virtù dal nostro punto di vista, anche sul piano fisiologico non è confacente con chi, pur essendo donna non conosce uomo (Luca, nell’Annunzio della nascita di Gesù con la risposta di M. all’Angelo) alimentandosi quella “virtù” dalla memoria erotica che Maria, quindi, non poteva avere.
Di là dagli aspetti fisici concernenti Maria, che pure la semantica dei concetti di “bellezza” e “grazia” fa registrare come facenti parte del concetto di amore (così, ci sembra, nell’analisi del pensiero di Leone Ebreo fatta da Eugenio Garin, L’umanesimo italiano, Editori Laterza, 1993, p.145), il rapporto di “concupiscenza” , se così vogliamo chiamarlo non è tra la donna-Maria e l’uomo, ma – cosa ben diversa- tra Maria e Dio. Trattasi dell’amore nel rapporto divino e non in un “vincolo umano”.
La concupiscenza, che appartiene agli umani- viene dal desiderio come bisogno fisiologico che genera l’amore come “brama smodata (irragionevole) di possesso”(v. la voce “Femminicidio” nel ns Diz. di Filosofia della sessualità) laddove l’amore è “padre del desiderio e figlio della ragione”: una ragione “ estraordinaria che non comanda (Garin, op. cit., stessa pag.) più all’uomo di conservare se stesso, ma di donarsi, di offrirsi tutto all’amato, (totus tuus dirà G.P. II) ” di confondersi con l’amato amatore nel fattivo processo universale”.
Di questo in fondo si è trattato, in quell’incontro di poche parole registrato dal Vangelo di Luca: creare, progettandolo, a misura d’uomo, un nuovo mondo universale. Gli esecutori di questo meraviglioso progetto erano due bimbi ancora nei grembi materni, il futuro Giovanni Battista e Gesù di Nazareth.
A quella fonte dobbiamo ricorrere ancora per cogliere il significato del tutto attraverso la presenza partecipata dei bimbi in grembo anche a costo di sacrificare la presenza degli adulti. Invero è il bambino che ha in grembo Elisabetta a “sussultare” non appena Elisabetta ode il saluto di Maria. E’ tramite il bambino che lo Spirito Santo si trasmette all’anziana donna inondandola . Ella si riempì di Spirito Santo.
Fermiamoci, un attimo! Anche noi dobbiamo trare un respiro tant’è misterioso e indescrivibile con le parole quello che succede: ”appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo ”. E si tratta di un “sussulto di gioia”.
Maria, com’è risaputo, aveva concepito per opera dello Spirito Santo, non avendo mai conosciuto uomo ed era, nella visitazione ad Elisabetta che si sta analizzando, “piena dello Spirito Santo” (sic! in G.P.II. che approfondisce meglio di ogni altro teologo l’equivalenza Grazia-Spirito Santo nella Lettera a Monsignor Pasquale Macchi, delegato pontificio per il Santuario di Loreto, contenuta in “Maria nel mistero del verbo incarnato”, 1984, p. 7 ss. ,sul punto p.12) allo stesso modo in cui lo era Elisabetta (Lc): Entrambe erano state prescelte come Madri obbedienti al volere di Dio. Elisabetta esclamò a gran voce:” Benedetta Tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo” chiedendosi e chiedendole come mai “la Madre del Signore” fosse andata da Lei.
La domanda è rivolta a Maria, ma la risposta è (a nostro modesto avviso) di entrambe ed è in parte quanto le due donne si son dette durante la permanenza di Maria che si protrasse per ben tre mesi in casa dagli Zaccaria. Sul punto v. Capizzano,”Cosa si son dette in tre mesi”, in corso di stesura: in generale V.ad es. G. Ravasi, La Bibbia di Gerusalemme, ed. .Corriere della Sera, 2006, vol. X, 1p.23 ss. che accosta la risposta di Maria al Cantico di Anna ( di cui in Samuele, 2.1, 10.) che … appaia pure opinabile ma è realistica. Così come lo è, nel clima di esultanza degli obbedienti a Dio, di ogni essere umano di fede, uomo o donna.

Senza contare che , allontanarsi da quest’ultima prospettiva , significherebbe fare una rinuncia il cui costo in termini culturali sarebbe insopportabile. Sarebbe, cioè, come rinunciare a quel referente vivo e vivificante della poesia: come dire cioè che non conta nulla il rinnegare la trasfigurazione della realtà in immagine di tanti artisti delle tante nascite di banini in “Natività” o a quella della afflizione da dolore di una madre in quella, eterna nel tempo, “Pietà” michelangiolesca.

Raffigurazioni dell’artista dovute al sentimento poetico che irrompe nelle tante tele e pale d’altare o si fa carne lacerata nel marmo per non dire di cose che sono veramente profane fino a rasentare l’insulto al sacro, (come ad esempio un bacio sensuale “super eccellente” descritto nel ns ” Dizionario di Filosofia della sessualità “ ) trasformarsi, grazie all’arte pittorica di Hayez in un sottaciuto sfogo d’amore romantico.

Gli è che la vita vera attraversa l’arte in tutte le sue manifestazioni e si traduce in incanto per chi sa sentire e preavvertire il miracolo: così l’attesa dell’alba sul mar Tirreno può diventare una motte insonne e non una semplice attesa e sarà vissuta nel segno della prostrazione dell’essere umano al cospetto dei miracoli della Genesi.

Questo accostarsi a ciò che non si sa perchè accade e che nessuno sarà in grado di tradurre in concetti fa arrossire di fronte ad “inchieste” giornalistiche che, nella presunzione dei loro Autori nel tentativo di tradurre l’ineffabile col metro dell’umano, appaiono sempre più senza valore e carta straccia consegnata al macero di ciò che resterà , invece, come una favola meravigliosa di cui l’essere umano sente sempre di più il bisogno.
S. Lucido (Cs.), 10 luglio 2019
Così che il ritorno alla “Natività” è concettualmente un ritorno a quell’atto primordiale della CREAZIONE descritto dalla Genesi e del quale Iddio si compiace. “Era cosa buona”.
Ad onta de tempi moderni in cui si legittima l’omicidio del concepito e si perpetrano femminicidi. Madre e concepito, entrambe vittime innocenti. Per fortuna c’è ancora ‘u presepio”, direbbe Edoardo De Filippo a ricordarci le cose belle.

E a conclusione della Visitazione di Maria ad Elisabetta racchiusa nel breve paragrafo ad essa dedicato, l’evangelista Luca ritorna in modo molto significativo sul “sussulto di gioia” che il bambino. che Elisabetta porta in grembo, ha nel sentire il saluto di Maria che entra nella casa di Zaccaria. Ed è immediata l’esclamazione di Elisabetta cha aggiunge alla risposta di saluto a Maria il “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”. L’associazione fra il suo “frutto” e quello nel grembo di Maria è resa palese tanto che , nel ricordare alla stessa Maria il sussulto del bambino ricorda alla stessa la fede con cui Maria ha accolto le parole del Signore tramite l’angelo.

Da quel sussulto di gioia si va al resto: Elisabetta fu piena dello Spirito Santo. Sono questi bambini a raccontarci il significato della loro “forza” e ad essere di monito per gli adulti: solo attraverso di essi può innalzarsi il nostro “Magnificat” a Dio.

San Lucido, 12 luglio 2018

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