Lucrezio, Seneca ed EPICURO ( Note critiche )

DIONIGI IVANO, Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi, Laterza 2o18.

Non si tratta di un libro su Epicuro tramite Lucrezio e Seneca o meglio sull’interpretazione della filosofia di Epicuro attraverso gli scritti di Lucrezio e Seneca, quanto di una narrazione che ha l’obbiettivo di segnare l’ assoluta incomunicabilità- a causa della loro diversità di fondo- tra i due famosi scrittori, Lucrezio e Seneca, dell’età ellenistica, quasi contemporanei e vissuti nella quasi identica area geografico-culturale , la Campania con la sua grecità propria di quegli anni (epoca ellenistica) con la Scuola epicurea di Filodemo di Gadara a Ercolano prima che Il Vesuvio con la famosa eruzione del 76 d. C. la seppellise sotto una orribile coltre di cenere.
Il presupposto da cui l’illustre A. muove è che Lucrezio sia un “epicureo” e Seneca uno “stoico” come peraltro gli stessi si dichiarano e la tradizione li considera tali. Ma, è proprio tale presupposto, a nostro avviso – fermo restando la profonda diversità tra i due – che occorre rivedere non essendo da mettere in dubbio- nonostante la tralatizia opinione , che non è soltanto di Dionigi – che sia piu epicureo il Seneca dell’ “Epistole a Lucilio” che non il Lucrezio- proclamatosi seguace di Epicuro- che al Maestro dedica l’elogio sperticato ( di cui ai versi I, 62-79 del suo poema) accomunandolo, però ingiustamente, alla sua visione “ossessivamente” (di idea ossessiva vera e è proprio ciò che in particolare lo fa diverso da Epicuro la cui religiosità particolare (culto degli Dei che riteneva, però, che non si occupassero dei mortali: forse tale per convenienza e su cui v. l’ampia disanima nel saggio di Franco De Capitani, La visione religiosa di Epicuro<z ) pagana o precristiana che dir si voglia è indiscussa. Comunque sicuramente non corrispondente a quella lucreziana identificantesi con la superstizione e che faceva da bersaglio in quanto ritenuta religio (prigione della libertà). Ma non perciò Epicuro temeva la morte (che affrontò facendosi mescere un calice di vino) e l’immaginario dialogo tra Seneca e Lucrezio in Dionigi (sul punto p.94 ss.)non sembra dar conto di queste profonde diversità che attengono alla diversa struttura morale dei due.

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