Vi dico uma cosa che Odifreddi non sa

Da ns<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<“Epistolografia Philosofica”
Genere letterario in cui primeggiano San Paolo, Anneo Seneca e Cosma Raimondi: cui adde “Cum eo ut in fabulis” di Ezio Capizano, in Agenda illegale, n.304).
Il nostro scritto non è un’ epistola, ma è come se lo fosse. Solo a Lei ci si può rivolgere in intimità. Ciò significa che a buona ragione, trovasi inserita nella voce “Epistolario d’Amore nel ns Dizionario di filosofia della sessualità (Voce n.660, p.279 e sg.).Ma cosa c’entra la filosofia con l’amore!?
Non lo sapevate? Ve lo dico subito io. Anzi, non ve lo faccio dire da Odifreddi che di Filosofia se ne intende come di un cavalo a merenda, allora ve la faccio anticipare dal Raimondi vissuto in epoca rinascimentale che Odifreddi (che sa tutto di Lucrezio e poco di Epicuro) non conoscerà sicuramente. E ciò tramite Eugenio Garin.
Cosma Raimondi (1400-1435), “umanista ed epicureo” convinto (Studi storici, 1899, del Santini, p.153.-166 ) vive nella storiografia rinascimentale non per aver tradotto l’”Orator” di Cicerone, ma grazie ad Eugenio Garin ( che lo tolse dal sicuro oblio cui era destinato: non aveva scritto altre “opere” se non la “lettera” di cui parliamo) per aver ripubblicato una sua lettera, oggi famosa, nella sua “Storia dei filosofi del 400” (Firenze, 1942,pp.133-149; lettera già riesumata dal Santini come si è detto supra) ma che merita e giustamente tuttora di essere considerata ( v. lo steso Garin, L’umanesimo italiano cit. da cui le notizie) , ci si consenta la superfetazione, come un manifesto “ sulla bellezza cui ci affacciamo coi sensi, sulla gioia di vivere che si traduce e si valuta, appunto, in piacere” (così il Garin, op. ult. cit. p. 61 ove anche alla p. 60 brani della lettera che qui appresso si riproducono.
Nella predetta lettera il Raimondi prende posizione sullo scontro fra epicurei e stoici definendo quest’ultimi come “ filosofi aspri e inumani, con i sensi sopiti e chiusi, morti ad ogni allettamento della gioia” ed esalta la filosofia di Epicuro in cui “ la virtù umana è virtù di tutto l’uomo, anima e corpo, nella loro armonia perennemente riconquistata”. Egli muove, nell’individuare il nucleo essenziale del pensiero di Epicuro, da quella stretta e profonda inerdipendenza di anima e corpo che era sfuggita allo steso Dante per le ie  lragioni già dette (v…) e che lo assolve dall’accusa tradzionale di materialista. Anticipando di alcuni secoli l’approfondimento di quel pensiero il Raimondi individua l’ ”errore fondamentale “ di ogni ascetismo nel non considerare che la “virtù umana è virtù di tutto l’uomo , anima e corpo, nella loro armonia perennemente riconquistata”.
Leggere oggi di tali parole sembra anche a noi di dover cogliere il senso della natura integrale dell’uomo: l’ essere se stesso col conseguente diritto di esserlo (v.”Dirito di essere se stesi” , voce n.531 ns Diz. cit.) quale diritto fondamentale della persona.
E torniamo al nostro Raimondi che considerava di “spirito superiore” Epicuro per aver posto il bene supremo nel piacere “avendo visto più a fondo la forza della natura avendo compreso che siamo nati e siamo stati formati dalla natura in modo che nulla ci fosse più appropriato di mantenere sane ed integre tutte le membra del nostro corpo, conservandole nel loro stato , senza essere affetti da alcun male dell’animo o del corpo” (così dalla “lettera” cit. in Garin. op. cit. p. 60).

<<<<<<continua .Ssegue ns Scritto:

 Cum eo ut in fabulis

Una buon notte affidata ad un sms non è la stessa cosa di una voce che cala sul tuo corpo e ti entra nell’anima.
Lietta sapeva che al fondo di quel messaggio c’era l’impossibilità di fare diversamente: le poteva dire che la desiderava? Poteva dire ai quattro venti che…e poi lei…non si sarebbe turbata?
Viveva in questa angoscia, non averle potuto dire che….quando inaspettatamente squilla il telefonino, numero privato al quale in genere non rispondo: ma dai! Rispondi, è lei!

E’ così, non si sa perché alcune cose si sentono e se c’è lo spirito che ti unisce a lei, ti raggiunge ovunque il suo solo pensiero. Ha le ali possenti e niente può fermarlo quel diavolo, ha voce per parlarti assai da lontano e mani per toccarti e un corpo per stringerti….
– Mi senti? Sono io..
Potevo dirle che l’abbraccio era reale? Che mi continuasse a stringere così come faceva? Che ne percepivo il profumo di donna e sentivo battere il suo giovane petto?
E mi venne da dire:- Che felicità!-
E potevo dirle che la sentivo come una donna che ti vuole?

Lietta era davvero troppo giovane per me ma era anche questo che mi affascinava del suo essere., Pensare di squarciare il velo della sua pubertà e aprirla alla vita mi dava i brividi, sì proprio i brividi dell’uomo che viene stanato dal mondo della fantasia e d’un tratto si sente reale. E vibrare nell’anima.
Pensavo a tante cose e si addensavano attorno a me una molteplicità di pulsioni. Ma una divenne imperiosa.
Accarezzarla e farle provare la dolcezza della brezza del mare in una calda sera d’estate o farle sentire la possanza del tuono che rotola dalla montagna e si insinua a valle. Questo pensavo e desideravo.
Pensai ancora alla montagna che a lei piace tanto e si impose alla mia mente il pensiero di un tuono che irrompe sicuro e fragoroso come se volesse spaccare tutto finendo in un gioioso lamento; ma poi pensai ad una montagna con tanta neve soffice bianchissima e appena caduta e che nell’immobilità di quel piacevole candore si porgeva a lei come un grande cono gelato: Lietta era anche una fanciulla golosa.
La vidi leccare quel grande gelato. Sforbiciate della sua lingua che ne assottigliavano lentamente il volume e poi baciarlo con le sue labbra in punta.
Erano questi pensieri-immagini voluttuosi, lo riconoscevo, ma mi sentivo pieno di vita e non intendevo rinunciarvi.
-Sì, e come! se… ti sento

E c’era la maliziosa ambiguità della risposta, il dirle che non era una questione uditiva, ma una cosa grande la più grande che gli fosse mai capitata. Che era la prima volta che sentiva il suo piccolo cuore battere forte come ai tempi della sua giovinezza quando anche il cielo piangeva se lui era triste o quando la natura esplodeva in mille colori ai suoi momenti di felicità.
Le doveva dire che era tornato con l’animo bambino? Che lei era miracolosa?

Lietta sapeva di avere il magico potere della prima giovinezza e ora forse capiva anche di quel magico coniugio tra la sua età e la maturità di lui. Ed era proprio questa apparente contraddizione
(*) Assieme con lui come in una favola
fra il non essere ancora donna fatta e l’esperienza di lui, traboccante come il vaso dell’Ariosto , che si coniugavano naturalmente.
Era la premessa alla simbiosi?

E aveva sggiunto: – Ma sei un po’ raffreddata?
– Non preoccuparti.., è che stanotte avevo tanto caldo e ad un certo punto non ne ho potuto più
– E ti sei scoperta
– Sì proprio denudata tutta
– Allora è stata una notte… agitata!?
– Diciamo… ti pensavo tanto

Dei vizi della carne egli ormai non andava più glorioso ma sapeva che avevano costituito un po’ il senso di una vita che non poteva essere vissuta soltanto intellettualisticamente : la vita era come il mare in cui immergersi o la montagna, cara a Lietta, dove correre anche il rischio di perdersi.
Di queste sensazioni quotidiane desiderava che lei vivesse e in poco tempo ne avevano fatta di strada.

– Ed eri con me?
– Sì, ma al mattino non c’eri più

Ritornò a pensare a lei, nuda. In carne ed ossa come ad un vero personaggio dell’adolescenza femminile di una favola, la loro.
Ti piace la montagna e allora sei una cerbiatta. E io ti voglio prendere e ti… inseguo
Ti prendo? Sei mia?
E la favola continua. Non fu forse la parola a farci essere?
-Ed ora siamo ancora assieme

Ed eri con me?
– Sì, ma al mattino non c’eri più

Ritornò a pensare a lei, nuda. In carne ed ossa come ad un vero personaggio dell’adolescenza femminile di una favola, la loro.
Ti piace la montagna e allora sei una cerbiatta. E io ti voglio prendere e ti… inseguo
Ti prendo? Sei mia?
E la favola continua. Non fu forse la parola a farci essere?
-Ed ora siamo ancora assieme

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