Commento al cap,III (Stare o andare) di I. Dionigi (Quando la vita ti viene a trovare)

Doppia emergenza per logUltime fasi di un lungo stare con Lei

Ci dimenticammo che il tempo fosse. Fu quel giorno d’estate.3/4 d’ora di Eros. E ci regalò quella beatitudine mortale che solo l’epicureo piacere catastematico può dare.

Lo “stare” (qui adattato a noi della Filosofia della sessualtà) è analizzato da Ivano Dionigi ( Quando la vita ti viene a trovare-Lucrezio,Seneca e noi, Laterza, 2018, p.33 ss.).Esso prende il suo “andare” non a babboriveggoli- secondo i maledetti toscani- (al contrario!), da un frammento dell’antchità greca fra quelli raccolti e tramandatici da Diels Herman e da Walter Kranz che è il n,45 e da cui prende avvio la disamina predetta: si parla del camminare che per quanto “cammino” tu possa fare non arriverai mai ai “confini dell’anima” data la profondità del logos. .
A noi, invece, di quell’estate d’ un tempo è bastato spostarci sul “Sofà del piacere” di casa per quasi toccrali. Parlo dei confini.
Più profondo e duraturo è il sentimento d’amore dell’anima e più vicina è quella “beatitudine” che noi epicurei cerchiamo nella vita.
Le immagini che vedrete non sono le sensazioni da cui origina il processo che esse descrivono,ma semplicemente i “simulacra” delle stesse, E’ rimasta una labile ma deliziosa traccia. Non acompagnata però dal tragico e solitario furore poetico ( ad es, nei versi 35.40 del poema di Lucrezio Caro ) a fronte dell’asettica descrizione di Epicuro nella Lettera ad Erodoto (par. 46 ,p.1203 in D.L., versione Reale).
“Effluvi” e agiungiano noi e odroosi e gradevoli profumi nelle nostre tracce e non “pallidi fantasmi di estinti” secondo i simulacri lucreziani che fanno inorridire di spavento secondo l’infelice uomo e grande poeta.
La morale d questa nostra pièce? E’ quella che si possono fare deliziosi viaggi anche “stando”.

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