La paginata del Corriere dedicata a Rubia e un mio ricordo personale

Avevamo conferito l’ennesima laurea  honoris e, dopo la cerimonia, io e Rubia, dalla piazza in Camerino ci eravamo avviati lungo il Corso  per  farci una passeggiata. Lo scienziato era persona comune che non ti metteva in soggezione, e ciò gli faceva onore . Non parlammo di “neutrini”, invece proprio di Lui, sì degli scienziati  di fronte al creato.

Argomento, che presupponeva un Creatore e la “bellezza” dell’Universo,  al quale io avevo dedicato  una riflessione e ne era nata una convinzione. Che, cioè gli scienziati inventano (da invenio, trovare) ciò che già esiste in “natura”).La loro forza  conoscitiva non è di tutti, sono uomini eccezionali, per intuito e cultura.

Essi scienziati non  inventano un bel nulla. Ora mi trovavo al cospetto nientepopodimeno  di uno di loro ma non avevo alcun timore a dirglielo e a ripetere il mio credo. Ma Lui  pienamente condivise il mio modesto parere. Con dovizia di argomenti mi rassicurò della verità di quel convincimento.

Proseguimmo la passeggiata  fino alla rocca borgesca e lungo il Corso di ritorno  ci abbracciammo in un saluto affettuoso.

Lo ringrazio e mi compiaccio della doppia paginata (da 36 a 37) che il Corriere della sera oggi gli dedica.

 

 

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Oggi, la tua Festa e la Festa dei “controroghisti”

Ed  io non posso far passare la giornata senza genuflettermi di fronte alla  individualità del gatto i cui tratti essenziali sono anche i miei.

Indipendente e goloso di lardo.

E alla categoria dell’indipendenza di giudizio  appartengono tutti coloro  che non sopportano l’intolleranza. Come quella che portò al rogo Giordano Bruno, Libero pensatore.

Ma il gatto se ne fotte degli intolleranti: padroni che non vogliono(poverini.. non possono sentire le sue grida orgasmiche) che io vada sui tetti dove mi aspetta la bella micia?

E leggi la nostra Voce “”Religiosità” (n.1495 del ns “” Diz. di Filosofia della sessualità” ma soprattutto acquistatelo: tel. 339 73 55 644).

LA VITA INVENTATA col lardo del 2019

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In memoria di un viaggio storico

Dovuta ad un grande della televisione italiana, Roberto Giacobbo,  la rievocazione  dell’istituzione a Rome, cent’anni fa, del  mausoleo al milite ignoto più noto come Altare della patria.

Che? Forse avete dimenticato  ch’essa- la Patria- è esistita e così l’abnegazione di uomini che sono vissuti per Lei. Personificata   nell’abbraccio morale di un milite senza nome  fra i tanti sepolti ad Aquileia di Udiine, ora  giace nel maestoso altare.

E Giacobbo con la sua carica sentimentale, nota al pubblico televisivo, ha con ciò voluto svegliare coscienze sopite nel sonno che annulla tutto, dimentiche di ciò che era l’amor di Patria. E ciò non per ricordarli in vita (tanto… che vuoi! sono morti) ma per ricordare i “morti che , anche senza nome , vivono” perché hanno creduto in valori d’altri tempi.

E noi aggiungiamo  alle migliaia   dei  morti senza  ance quello dal nome di un famoso giurista , Giacomo Venezian  (1861-1915)  su ci VV. il  ns saggio ” Giacomo Venezian, Civilista e agrarista, in Riv. dir comm. e di teoria generalee delle obbligazioni,nr.11-12,1992 e già in G.Martina  S.I.- E.Capizzano, Collana “I Maestri” dell’Università di Camerino , ! 1992, pp.65-106). Ivi è lumeggiata la figura di  studioso e di patriota, con la sua  attezionne per il “reale” in una concezione antindividualistica della società  e delmondo che  gli consentì immolarsi su fronte di battaglia all’età di 54 anni.

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Le invenzioni della vita e quella della pianta in calabrese

29-La VITA INVENTATA ancora con una bella pianta (in calabrese  troppa)

Su “ La vita delle piante” l’intelligente libro omonimo -ma è di filosofia della natura- di Emanuela Coccia ( il Mulino,2018):E, qui, nella mia “La vita inventata “ , la rievocazione  di un termine (e che termine!) calabrese  che è sinonimo di “pianta” . Il termine è “troppa”, usato per indicare una bella donna come una bella pianta (quella, sì che  è “’na bella troppa!” (v. le Voci del ns Diz. nn. 1799 e1900).Che si accompagna quasi  sempre ad una particolare  arte di amare  a seconda della età; e qui sta  l’identità con quell’essere vivente che è la pianta come vegetale. Entrambe , per dirla con Coccia (p.23) sono “specie  che hanno aperto alla vita il mondo delle forme”. E ciò perché, come una pianta del mondo vegetale, tutte le “forme” che esse continuamente inventano, sono legate soltanto alla loro  continua “metamorfosi”. Basti pensare  al passaggio  più vistoso, dalla pubertà a  donna adulta,  di cui il cambiamento nell’”Assetto di culo” (v. la vove n.133 del ns Diz.) è morfologicamente evidente. E così, pertanto,  come l’artista  si ispira nelle arti visive (pittorica e scultorea in particolare) alle forme della donna, essa stessa muta, nella sua continua metamorfosi, le sue forme, così come il vegetale  che, modellandosi senza sosta , non fa che “declinare il suo essere”; nella nostra trasposizione il suo essere femminile.

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corpo e mente

il prof. Cap.

 a Camerino nella Biblioteca di Casa con in corpo le fiche umide

e con la BIBLIOTECA del corpo, non solo della mente come per Andreoli  (v. n.214 ns Diz.).Non isterilite il corpo con i concetti della mente ma conservate più che potete nel vs corpo le sensazioni, che ne sono la loro fonte.         Dal ns “Dizionario di “Filosofia dellasessualità”:V.la Voce n.214 ( omissis). Dice Vittorino Andreoli, presentando la sua collana “ biblioteca della mente” del Corriere della sera”” che la gioia di vivere è nella mente..Noi replichiamo che senza il corpo la mente nonn servirebbe a nulla. Sarebbe un fico secco. E il corpo (senza  l’anima) non vivrebbe EPICURO (da Diogene Laerzio, a cura di G. Reale con  .Girgenti e M.Ramelli, Bompiani, 2005, p.1219).

QUESTO E’ UN MESSAGGIO-PUBBLICITA’ del ns “DZIONARIO DI FILOSOFIA DELLA SESSUALITA’’’ che potrete acquistare direttamente dell’Editore  El-Cap con una . telefonata al. n.339.73 55 644. Esso Diz. si propone lo scopo di servire per ciascun lettore  a vivere meglio.

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I CENTO ANNI di Andreotti- Condoglianze a Tamaro da parte mia e dei miei

Anche io mi unisco al coro di quelli che lo  ricordano, io però dissimile da lui: voleva un busto sul Pincio; io invece una foto, al posto di Mattarella non in tutti gli uffici ma nelle camere da letto delle mie donne.

Per fortuna però ci univa la luce di don Pietro.

2)ALLA TAMARO le più vive condoglianze per la morte del suo cane; si uniscono ame Dog e Sansone

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Dagli amanti in comune al rapporto virtuale con la figlia dell’amante

Le F. della fotografa Rania Matar che qui vedete, tratta da ”Domenica” di la Repubblica  del l’ 11. 1. 2019, relativa ad uno studio-ricerca di un team di sociologi dell’Università dell’Ohio , di cui parla la giornalista Rita Balestrero nell’articolo “La madre di tutti gli amori” che l’accompagna , sul tema di una possibile discendenza,  per cosi dire  ereditaria, dall’esempio che la madre da alle figliole

adolescenti in fatto di amanti, mi suggerisce in specie per la “somiglianza” fra  l’ancor giovane madre e la giovanissima, l’adoleescente figlia, che la F. documenta, di pubblicare   due racconti  che traggo da un mio libro intitolato “AGENDA  ILLEGALE- Una al giorno”  di prossima pubblicazione che vi prego di prenotare sin d’ora telefonando al n. 339.73.55.644 o contattandomi all’emai : profcapizzano@libero.it

e che sono rispettivamente il n.1 (Amanti in comune) e il n.166 (C’era una volta una giovane donna);entrambi rispecchiano una sola verità che è quella dell’IMMAGINRIO-REALE.

 

  1.             Amanti in comune

Si insinuò in lui un sospetto. Troppa voglia d’amare.

Nella notte raccontò la sua storia incredibile. Si affacciava alla vita di donna, quell’età ancora impubere di un’adolescente che  si avvia ancora lentamente verso l’età matura. Stavano per finire i sogni dell’infanzia con orsacchiotti da abbracciare.

Un andirivieni, invece, a casa di uomini, giovani ma di uomini. Erano gli amanti di sua madre.

 

Mirtùla dormiva nel suo lettino, appena undicenne. Si sentiva protetta dalle sole coperte che ne avvolgevano il corpo ancora immaturo. La mamma Katrhin, come al solito, misurava sul palcoscenico la sua capacità artistica. Era ormai famosa.

Quella notte, era di turno Alessandro, aspettava il ritorno dell’amante . Ma il tempo dell’attesa passava. Annoiato ma con  in mente il corpo dell’impubere.

Si svestì e tutto nudo s’infilò fra quelle coperte silenziosamente senza svegliarla. Le stava di dietro e l’ abbracciò, ma con tanta tenerezza che a Mirtùla sembrò più un sogno che una realtà. Le sussurrava qualcosa ma percepiva solo, in un sonno ancora profondo, il calore di un corpo.

Forse stava svegliandosi.

– Non girati, restiamo così, sono Alex

 

Si rassicurò, si sentiva protetta, era il fidanzato di sua madre.

Mamma è tornata?

Non ancora ma fra qualche ora sarà qui. L’aspettiamo così.

 –   Sì Alex ma ho ancora sonno .

Dormi così, io ti tengo abbracciata a me.

Si sentiva stranamente protetta. Ancora più sicura e senza paure.

 

Alex, in fondo frequentava la loro casa da alcuni mesi e le carezze che riversava sulla madre si espandevano, l’avevano raggiunta piccolina com’era.  Ma  Mirtùla capiva quanto e non più di tanto potesse capirsi a quell’età.

E così pure nel corso di quel prolungato abbraccio.

 

Forse in lei si insinuarono sensazioni diverse quando Alex, sempre standole in quella posizione, prese a scostarle le nutandine, glie le abbassò e sfilò con fare naturale dicendole:- E’ come con la mamma.

E, prendendola in braccio: – Andiamo nel letto grande ad aspettare la mamma.

Riversandola sul lettone, Mirtùla per la prima volta si sentì più grande, ebbe un po’ di paura ma tutto avvenne naturalmente come in in un sogno nuovo e diverso. Rimase incredula e inaspettatamente ebbe un moto di femminilità. Abbracciò anche lei l’uomo per come sapeva fare. Una prima volta da non  donna.

 

Al resto pensarono gli amanti di sua madre.

Katrhin, infatti, trovandoli a letto entrambi, non si era scomposta. Nessuna meraviglia e la sua Mirtulina, come la chiamava, non tardò a divenire Mirtùla , e cioè una donna.

 

Dopo alcuni mesi fu la volta di Giorgio e poi quella di Paolo , Giuseppe e tanti altri, quanti in pochi anni, Mirtùla ne contava quattordici, erano stati quelli della collezione  materna.

 

Era quasi uno sprone a ripassarseli:- Mirtulì, la vita è questa  te la devi mangiare – le diceva. Quando le presentò Giorgio, fu così: – Vedi , Giorgio, che bella figlia, che bel vestito” oppure: – Paolo, osserva…  ce ne sono in tutto il Peloponneso… così ?-

 

Mirtùla, prosegue il suo racconto: – Ora, non ricordo, sono passati diciassette anni … e .. anche perché c’è un ricordo terribile che si è a quelli aggiunto, come se non bastasse. Avevo compiuto i quattordici anni e con la mia amica avevamo da poco lasciato la spiaggia per fare ritorno ad Atene. Ma… ecco delle ombre. Marika fugge , io sono presa per un braccio e scaraventata a terra. Non ho il tempo di gridare. Sono in croce! Uno dopo l’altro in quattro abusano  di me. Non capisco, mi dispero. Torno barcollante a casa.

 

Passa del tempo. L’ultimo amante di mia madre mi circuisce. Diventa anche il mio. Una sera mi porta in una camera della casa  sotto l’Akropoli: – Vieni ho un regalo per te. Assaggia e vedrai –

La cosa mi fece diventare un’altra. Come mia madre! A diciassette anni ero cotta e lo sballo di ogni sera era irresistibile. Mia madre, l’attrice, era famosa anche per la campagna contro la droga. Ma poi ne era rimasta vittima. Volevamo morire. Un giorno decidemmo di farlo ma Katrihn non si fece trovare, andò sola all’appuntamento con la morte ma mi lasciò un biglietto: ” Tu non devi morire, sei giovane!”. Era il suo desiderio eil suo testamento: devi continuare a vivere. Avvenne che seguii quel messaggio d’amore. Ma come fu difficile! Finii per sopravvivere nelle vetrine di Amsterdam, un esercito di uomini giovani e vecchi e di ogni colore. Un orrore!

Ora capisci perché ho bisogno d’amore. –

 

 

Io non parlo. Mirtùla ora è un’artista. E’ l’artista Mirtò.

Sono convinto però che la droga va liberalizzata. La legislazione repressiva è la maschera   della criminalità governativa.              

—————————————————————————————-2———————————————————-C‘era una volta una giovane donna

– A chi somigliava?

Due gocce d’acqua con sua madre stessa taglia e stesse misure e stesse abitudini sessuali.

Un giorno Maura raccontò a sua madre della sua prima volta con Fabrizio. Si dicevano tutto. Veramente non proprio tutto, come vedremo.

 

Sai mamma … alla fine non ho resistito. Fabrizio mi baciò sulla bocca ..appassionatamente e con la mano sinistra mi accarezzò i capezzoli mentre con la destra infilata sotto la gonna raggiunse i miei genitali…

Eh … sì lo so sono i nostri punti deboli   e poi il baciarsi  fa il resto

Anche per te?

Lo sai…, fu così anche per me la prima volta…

Maura aveva pensato al padre ma non era così. La mamma Francesca aveva taciuto, l’amante era Diego.

 

Ma Diego e Maura erano destinati ad incontrarsi.

Diego sapeva tutto di Maura e c’era da parte di Francesca un gusto libidinoso di raccontargli tutto dei giovani fidanzati, dalla prima volta al resto.

 

Ti verrà a trovare Maura – gli aveva detto – ha bisogno di alcuni consigli per il suo lavoro. Guarda che vestirà come me in tutto e per tutto anche ….l’intimo … le ho lavate .. ha anche le mie mutandine… quelle dell’ultima volta. Era appena ieri.

Il fatto incredibile era che Maura e Francesca avevano anche la stessa voce e le stesse movenze. Diego in fondo aveva una sola amante ma era come se ne avesse due.

Appena Maura gli venne incontro ebbe  un sussulto: la fece accomodare sul divano, le stesse gambe scoperte fin sopra il ginocchio.

Ma siete due gocce …d’acqua

Con mamma , sì lo so e ce lo dicono tutti

Ma Diego, certo non poteva dirle il resto … cosa indossasse sotto ..e quali fossero le sue abitudini sessuali

A quel punto pensò al resto. Francesca gli aveva raccontato  di come alla prima volta di Maura e Fabrizio fossero seguite le altre pratiche su cui Francesca maliziosamente nel descrivergliele aveva indugiato.

Quando seppe della prima volta le aveva detto: – Ora ti andrà bene perché stai per avere le tue cose ma in seguito… lascialo diversamente soddisfatto …. Dopo che tu …te lo fai mettere di dietro… abitualo così e bebè niente… non ve lo potete permettere, lo sai, no? quando ti va puoi farlo con la bocca

– Ma questo mamma ..lo sai che l’ ho fatto tante volte … prima della …E a sentire lui , sono molto brava

Maura seguì quel consiglio e da due mesi ormai facevano così.

 

Per Diego, cosa c’era più di sapere delle due donne? Non era forse bravissima Francesca e non faceva e si faceva fare le stesse cose da Diego.

A Diego restava ora da fare la stessa cosa… baciarla sulla bocca, toccarle i capezzoli e scendere una mano giù…. Il resto sarebbe venuto da solo. Ma si accontentò di Maura come amante virtuale, al resto a tutto il resto ci pensava Francesca.

Il rapporto con le due donne si perfezionò a tal punto che ormai possedere Francesca era come possedere Maura:. Nei momenti clou: sì… così Maura.. E  Francesca godeva due volte.

 

Aberrazioni? No, solo il piacere di sentirsi sedotto due volte. Chi tra gli uomini non ha desiderato un rapporto con madre e figlia. Se non vi è possibile accontentavi di quello virtuale con una delle due. Se, poi.. sono due gocce d’acqua che cambia?

 

                                                                FINE

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Rappresentazione fotogrammatica

SEMIOLOGIA VISIVA E SEMANTICA dell’ESSERE DONNA

Interprete autentico del “segno”, secondo il semiologo,  è la “rappresentazione”  pittorica , e per noi  quindi anche quella  fotografica  e, anche  soprattutto, fotogrammatica -dove la  successione delle sequenze è, seppure emblematicamente,   rappresentazione del passato molto prossimo e del presente-

Esso segno, infatti. in generale  sostituisce “qualcosa di presente  a  qualcosa di assente ” (v. Louis Marin, La cornice della rappresentazione   e alcune sue figure, in Daniela Ferrari e Andrea Pinotti, La cornice-Storie, teorie, testi,  johan  & Levi  Editore,  2018, p.139) anche se nelle sequenze dei  fotogrammi. ciò che è diventato assente diventa in rapida successione presente. Questo è il rapido e felice  successo  di una “operazione mimetica” , come la definisce  il Marin, “tra presenza e assenza”. E così Lei,  nel nostro caso, non è mai assente.(Implicitamente il rimando a nudi femminili: v. del nostro Dizionario ( Baci eccellenti  e super eccellenti in un livre monstre sotto forma di un Dizionario sui generis  di Filosofia della sessualità, ed. El-Cap,  2018) le voci: Fotografia,n.830,Fotolemma,n.811.Grammalemma, n.889.

E, poiché siamo in materia di sessualità, la sua Filosofia (v. il nostro “Dizionario di Filosofia della sessualità” sopra menzionato  e richiedilo al n. 339. 73 55 644) ci  consente legittimamente  di usare lo strumento del  fotogramma e delle sue sequenze per  dare la prova (evidentissima nella ipostasi fotografica)  della operazione fantastica, qui accennata, “del presente in luogo dell’assente”(v . Manin alla stessa p. 139).

Fin il percorso logico del semiologo che  nella  specialistica “semiologia visiva” tenta la conoscenza dell’essere muliebre. Ma per investigare su ciò che, infine,  rappresenta  la stessa finalità della semiologia-visiva femminile come parte della gnoseologia, e quindi nel caso particolare l’identità di quella donna soccorre in   aiuto necessario e simbiotico la semantica.. Trovando. nel caso di specie, tale  connubio lo strumento ideale  nelle rappresentazioni  iconografiche  documentate da i fotogrammi  in successione.

Sembra, a prima vista, filosoficamente un  lasciare  la strada maestra  degli  “universali” per inoltrarsi su  un sentiero , quello dei “particolari” ,  più  impervio riproponendo la metafisica disputa avviata in lontana epoca da Boezio.

Le fantasticherie degli antichi romani si inventarono l’accidente dell’evento divinatorio ( i  “famosi segni  divinatori”, su cui v. diffusamente Maurizio Bettini, Il destino, in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, vol. 11, p.442 ess. ) per  profetizzare sull’identità della persona appena  nata; e noi Filosofi  della sessualità abbiamo a disposizione moderne tecnologie, quali quelle qui indicate, per conoscere, attraverso  gesti e comportamenti (i nostri segni) la personalità di chi  specie se inconsapevole di essere ripreso dalla telecamera, esibisce  il suo corpo.

Ah! i particolari… anche essi definiscono il tutto: ad es. una caviglia benfatta .E in fondo la ricerca dell’anima di una cosa attraverso il particolare  rimanda al tutto. La bellezza apre al  RESTO CONCLUDENDO  COME IN UNA “CORNICE” LA RAPPRSENTAZIONE dell’ ESSERE DONNA.

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In attesa del 2 febbraio: candelarum festum

LA VITA INVENTATA con la Virtù e i  virtuosismi  erotici di  una donna

che … musica!

Nella molteplicità delle accezioni che il termine virtù (lat., virtus) assume nella letteratura e filosofia ( v. sull’argomento N. Gardini, Le dieci parole latine  che raccontano il nostro mondo, Garzanti, 2018. p.125 ss.) non compaiono le  “vvrtù” e i “vituosismi” del partner femminile nei rapporti d’amore che il sesso fra i due può manifestare nella concretezza dei casi.

Proviamo, sì come l’argomento è di nostra precipua competenza (v. ns Dizionario di Filosofia della sessualità, El-Cap atque Editor, ed., Arcore 2018 e l’iconografia che l’accompagna), a soffermarci su di esso nonostante l’impervietà del percorso di concettualizzare esperienze e sensazioni che accompagnano lo sforzo filosofico nel tentativo di farle rivivere. Soffermandoci soprattutto sulla pagina del Gardini (p.135) in cui l’A., dando atto che sia Seneca che Cicerone (AA. ai quali si deve il maggior contributo di idee sulle stesse) non enumerano le molte virtù che al plurale compongono l’assieme  “Virtù”, ma non dimenticano tra le tante (giustizia, coraggio, prudenza ad es.) la virtù della temperantia o “ moderazionne” che a nostro avviso costituisce la vera anima dei gesti e comportamenti della donna in amor(e v .al riguardo,retro, il ns”La v. i. anche nell’amore più sfrenato, secondo moderazione”. E sulla moderazione torna subito dopo il ns  Gardini (p.136 sg.) che cogli nel segno quando ricorda che la temperantia è detta anche  frugalitas nelle Tusculanae disputationes – III, 8, 17)- di Cicerone, identificando due conetti che apparentemente sembrerebbero lontani tra loro. E, in effetti le cose d’amore non sopoortano fronzoli , cose cioè che vanno al di là del semplice che è naturale. Così si scopre il profondo legame che associa la temperanza al decoro e all’onestà (ivi, p136) proprio indugiando sul concetto di “natura” – diciamo noi della Filosofia della sessualità-  che non merita di essere violentata né tampoco bistrattata: essa vuole “non troppo” ma anche “non troppo poco.” E, ci piace infine, la sua associazione  addirittura alla “sapienza” nel De officiiis (I,43, 153; cit. sempre ivi, p137) di Cicerone  che “grandissima virtù, la più alta in assoluto, che studia i rapporti tra il divino e l’umano. E noi aggiungiamo , senza fa intervenire la politica a disturbare il ruolo di quest’ultima virtù, che è dte della nostra donna ch “sa ben governare” ,non la cosa pubblica, ma se stessa e quindi anche il suo partner.

E, aggiungiamo ancora , che la temperanza è nemica del suo contrario , e cioè fare sfoggio della sua virtù, essendo tale “modus”  proprio di Lei, del suo essere che è quello di non apparire ma vivere nell’intimità del rapporto -ad alios escludendum-. le emozioni che produce a se stessa .E quale altro sistema vi sarebbe al posto di centellinarle e farle  sopravivere a se stese  che la lentezza nell’indugiare, come fa Lei.  sulla  verga a pprezzandone  in corso d’opera le sue modificazioni verso  il raggiungimento del turgore?

POSTILLA :….aspettando il 2 febbraio

Con la CANDELORA tutte le feste si chiaman fora (compresa quella del mio 83simo genetliaco), mi pare si dica così. Ma io Filosofo della sessulita dico, a gran voce: fuorchè la “Festa alla donna” che merita le sia tributata ogni giorno.

 

 

 

 

 

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In uscita da Francoangeli un libro sugli “abbracci”

Dell’esperienza sensoriale tramite l’abbraccio

 

E’ in uscita un libro rivolto a dimostrare scientificamente gli effetti   che si producono nel  nostro cervello  a seguito di un contatto fra persone a seconda che  si tratti , ad es. di un ”tocco freddo sul  braccio” o di un abbraccio tali, quindi,  da influenzare rispettivamente ” la corteccia somatosensoriale” o quelle altre parti de nostro cervello  legate alla sfera emotiva.

Trattasi di un libro, quello degli AA. Francesco Bruno e Sonia Canterini dal titolo “La scienza deli abbracci” edito da Francoangeli) che in un certo qual modo invade il campo della sessualità se gli ABBRACCI  si “fanno” tra uomo e donna e quindi  il nostro “Dizionario della sessualità” che nasce (dalla) e si sviluppa concettualmente (sulla) esperienza  sensoriale con partolare attenzione al “magnifico dei cinque” sensi che è il TATTO al quale  il Venerdì di Repubblica di oggi,  a firma di Giulia Villoresi ( p.69)  dedica giustamente un particolare spazio anche grafico intitolato alle “Strade del tatto”.

Ora, mentre è evidente per lo scienziato che tali abbracci, come ogni altra  esperienza da contatto corporeo tra uomo e donna, producano l’ossitocina (l’ormonee dell’amore come lo definisce il Bruno) non è facile  per lo scrittore (di filosofia in particolare) tradurre concettualmente l’esperienza emozionale complessa che gli amanti vivono.

Essa nasce dai fatti (v. la voce Fatticità che la n.733 del ns Diz.) come ”fatti” sono gli abbracci prodromici all’attività sessuale e ciò rende impervio il percorso della concettualizzazione . Per tale ragione il ns Diz. si è dotato di un apparato iconografico ad hoc; e ciò nei limiti del possibile per non toccare le corde dei benpensanti.

 

 

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